Al direttoreAlfieri risponde agli articoli del nostro giornale, e ribadisce di essere pro Ucraina

Il senatore del Pd, duramente criticato da Linkiesta e da numerosi analisti, leader politici ed ex compagni di partito per le domande all’ambasciatore ucraino durante un’audizione della Commissione Esteri e Difesa, spiega in questa lettera che il suo sostengo al Kyjiv non è mai mancato e che le domande rivolte al diplomatico di Zelensky non esprimevano le sue posizioni politiche, ma semplice curiosità parlamentare

AP/LaPresse

Gentile Direttore, 

è la prima volta che chiedo di poter replicare a un articolo che mi riguarda. Vengo da una famiglia di giornalisti: ho il massimo rispetto del vostro lavoro e delle critiche, anche quelle più urticanti. Ma non posso accettare la caricatura che si fa del mio intervento in audizione, tesa a delegittimare il mio impegno chiaro e cristallino in questi quattro anni al fianco del popolo ucraino. Per me parlano non solo le presenze alle manifestazioni, ma soprattutto gli atti parlamentari.

Fui il primo in assoluto nel febbraio ’22, insieme a Enrico Letta (lui alla Camera e io al Senato), a intervenire subito dopo il criminale attacco russo per chiedere al governo di inviare tutti gli aiuti necessari , compresi quelli militari, in modo da permettere agli Ucraini di poter esercitare il loro sacrosanto diritto alla legittima difesa. Ho contato da allora almeno 29 interventi a nome del gruppo del Partito democratico. Tutte le dichiarazioni di voto in vista dei consigli europei, ordinari e straordinari sull’argomento, le risoluzioni e i decreti per rinnovare gli aiuti a Kiev sono state pronunciate dal sottoscritto. Senza tema di smentite, quegli atti al senato sono stati negoziati da me, non da altri, battendomi sempre affinché il sostegno al popolo ucraino fosse pienamente garantito, in Italia e in Europa, che si parlasse di sanzioni, di aiuti, di garanzie di sicurezza, fino al processo di adesione all’Unione Europea. Processo di adesione  che ho convintamente difeso con la presidente del Consiglio nell’ultima seduta del Senato di giugno, a fronte delle incertezze dei principali partiti italiani.

In questo solco, mi sono mosso nel mio intervento di ieri in commissione Esteri e Difesa del Senato in occasione dell’audizione dell’ambasciatore ucraino a Roma, Ihor Brusylo. Dove ho espresso nella prima parte del mio intervento la vicinanza e la solidarietà al governo e al popolo ucraino rispetto ai vili e indiscriminati bombardamenti che hanno colpito civili inermi e ho rinnovato il nostro pieno sostegno, soffermandomi sulla richiesta più pressante che ci ha fatto l’ambasciatore relativamente al rafforzamento della difesa aerea rispetto agli attacchi con missili balistici e ipersonici. Ho riferito all’ambasciatore che proprio settimana scorsa ci siamo recati in visita negli stabilimenti di Mbda per verificare l’avanzamento della costruzione degli Aster 30 B1 NT, missili antibalistici ritenuti fondamentali dagli ucraini per la loro difesa.

Nella seconda parte del mio intervento ho chiesto all’ambasciatore di capire qual è lo stato del dibattito in Ucraina. Le audizioni servono – per chi ha esperienza parlamentare e le usa correttamente – per avere informazioni e pareri dall’audito, non per esprimere le proprie posizioni. Che esprimiamo nel dibattito parlamentare e nelle dichiarazioni come abbiamo sempre fatto. L’audizione serviva anche per capire se in Ucraina, nelle istituzioni e nel Paese, si è avviato un dibattito rispetto alla possibilità di cedere porzioni di territorio in cambio di solide garanzie di sicurezza sul modello articolo 5 della Nato e dell’adesione all’Unione europea. Mai mi sono permesso di dire che cosa dovrebbero fare. Spetta solo a loro decidere del loro futuro come ho detto più volte in Parlamento.

Dire, come si dice negli articoli, che ho invitato gli ucraini ad arrendersi unendomi alla propaganda russa è falso e mistificatorio. Leggere poi in Home page del tuo giornale il titolo che contiene l’espressione “Alfieri del putinismo” è per me inaccettabile e offensivo. Oltrechè ingeneroso per la mia storia politica. Tanto più se viene da un giornale che ho sempre seguito con attenzione e anche, per ragioni familiari, con affetto.

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