Il giorno dopoCome le opposizioni hanno festeggiato il voto sulla legge elettorale

Il voto segreto che ha bocciato la riforma viene letto dalle opposizioni come la prova delle divisioni nella maggioranza. Sit-in unitario davanti a Montecitorio e richiesta comune: il governo prenda atto della sconfitta

Lapresse

Dal boato nell’aula di Montecitorio al sit-in improvvisato in piazza. La bocciatura della legge elettorale della maggioranza è stata trasformata dalle opposizioni in un messaggio politico più ampio: chiedere a Giorgia Meloni di aprire la crisi di governo. Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, PiùEuropa, Italia Viva e le altre forze dell’opposizione hanno rivendicato il risultato come una prova di compattezza, sostenendo che la sconfitta della maggioranza certifica una frattura interna ormai evidente.

Come racconta Giovanna Vitale su Repubblica, il presidio convocato inizialmente da Riccardo Magi contro il “Melonellum” si è trasformato rapidamente «nel battesimo di un nuovo inizio», con tutti i leader del centrosinistra riuniti davanti a Montecitorio. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono arrivati insieme in piazza, raggiunti anche da esponenti di Italia Viva, del Psi, di Volt e di altre formazioni dell’opposizione.

La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha rivendicato il risultato politico dell’operazione unitaria. «Siamo stati perfetti», ha detto, perché le opposizioni si sono presentate «unite e compatte» e «non abbiamo perso un voto, in aula come in piazza». Per Schlein la maggioranza «prenda atto di aver fallito» e «restituisca all’Italia un governo all’altezza delle sfide che il Paese ha di fronte».

Ancora più esplicito Giuseppe Conte, che ha interpretato il voto come una sfiducia politica alla presidente del Consiglio: «Avete sfiduciato la vostra premier. Ora vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi», ha dichiarato, chiedendo a Meloni di salire al Quirinale. Anche Matteo Renzi, ricorda Repubblica, ha sostenuto che la presidente del Consiglio avrebbe ormai perso «la fiducia del Palazzo», mentre Carlo Calenda, pur avendo votato contro la riforma, ha preso le distanze definendo lo scontro «un teatrino ridicolo».

La strategia delle opposizioni era stata preparata nei dettagli. L’obiettivo era fare fronte comune contro una riforma giudicata «irricevibile nel merito e nel metodo» e sfruttare il voto segreto per mettere in evidenza le divisioni della maggioranza. Dopo la bocciatura della legge, i gruppi parlamentari hanno anche occupato simbolicamente l’Aula e ritirato tutti gli emendamenti residui, rifiutandosi di proseguire l’esame del provvedimento.

In un’intervista a Repubblica, Nicola Fratoianni definisce il risultato «il tonfo di Giorgia Meloni». Secondo il leader di Sinistra italiana, la presidente del Consiglio «ha fatto una forzatura» sulla legge elettorale e «di fatto ha posto la fiducia», finendo però «sfiduciata» dalla sua stessa maggioranza. Per questo, sostiene, «non ha più una maggioranza, e il messaggio politico che diamo oggi è molto chiaro: andate a casa».

Fratoianni racconta anche il clima che si respirava tra i banchi del centrodestra dopo il voto. «Ho visto tanti sconsolati, molto preoccupati e delusi», afferma, ipotizzando che almeno una parte dei franchi tiratori possa provenire da Lega e Forza Italia. Quanto all’ipotesi di un voto anticipato, conclude: «Noi come coalizione progressista siamo pronti», pur ribadendo il rispetto per le prerogative del presidente della Repubblica.

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