Il fronte americanoZelensky torna da Trump, e i Maga stanno con lui perché vince

L’influencer Loomer ammette di essere stata influenzata dalla propaganda russa, il podcaster Pool apre a Kyjiv e anche il vicepresidente Vance cambia tono. Non è ancora un abbraccio all’Ucraina, ma una parte della destra statunitense sta ricalibrando la propria posizione

Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, e Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
AP/LaPresse

Volodymyr Zelensky torna alla Casa Bianca in un momento inatteso della politica americana: mentre il presidente ucraino cerca di consolidare il sostegno di Washington, una parte dell’universo Maga sembra aver iniziato a cambiare posizione sulla guerra contro la Russia.

La visita arriva dopo un mese nel quale i segnali provenienti dall’area più vicina a Donald Trump sono stati difficili da ignorare. Laura Loomer, attivista di estrema destra e figura influente nell’ecosistema presidenziale, dopo un viaggio in Ucraina ha ammesso di essere stata «ingannata dalla propaganda russa». Una dichiarazione sorprendente per una delle voci che più frequentemente aveva rilanciato posizioni critiche verso Kyjiv. Durante la visita, Loomer ha incontrato Zelensky e ha visitato un rifugio antiaereo, raccontando di aver visto direttamente gli effetti degli attacchi russi. Il passaggio è significativo non tanto per il cambio di opinione personale, quanto per il ruolo che Loomer ricopre all’interno del mondo Maga: la sua nuova posizione contribuisce a rendere politicamente più accettabile, per una parte della base conservatrice, un atteggiamento meno ostile verso l’Ucraina.

Non è un caso isolato. Anche Tim Pool, podcaster molto seguito negli ambienti conservatori e in passato critico nei confronti degli aiuti americani a Kyjiv, ha definito l’Ucraina un Paese impegnato in una lotta «per la propria esistenza contro un dittatore». Perfino il vicepresidente JD Vance, uno dei principali critici dell’approccio tradizionale al sostegno americano all’Ucraina, ha recentemente ammorbidito i toni, riconoscendo la capacità difensiva ucraina e sostenendo che le capacità offensive russe siano in forte difficoltà.

Il punto, però, non è una conversione dei Maga all’internazionalismo americano. La nuova narrativa è diversa: sostenere Kyjiv non viene più necessariamente presentato come un atto di assistenza a un alleato lontano, ma come uno strumento per indebolire un avversario strategico degli Stati Uniti.

È qui che entra in gioco Trump. Il presidente americano non sembra aver cambiato approccio per ragioni ideologiche, ma per una valutazione politica e strategica. Secondo Kurt Volker, ex rappresentante speciale Usa per i negoziati sull’Ucraina, Trump «vede che Putin sta perdendo! e che Zelensky «ha tenuto insieme tutto e sta vincendo», come ha spiegato a Politico.

Negli ultimi giorni il presidente americano ha insistito sul miglioramento del rapporto personale con Zelensky e ha annunciato che Washington consentirà all’Ucraina di produrre sistemi Patriot, una richiesta centrale di Kyjiv per rafforzare la difesa contro i missili russi. Una decisione che può essere letta anche attraverso la lente dell’America First: non solo aiuti militari all’estero, ma produzione industriale americana e sostegno all’industria della difesa.

La visita di Zelensky a Washington serve anche a una partita molto concreta: il futuro pacchetto di sanzioni contro Mosca promosso dal senatore Lindsey Graham prima della sua morte. Il provvedimento, sostenuto da esponenti di entrambi i partiti, punta a colpire la Russia e i Paesi che acquistano energia russa, ma il suo percorso al Senato resta legato agli equilibri interni alla maggioranza repubblicana e alle altre priorità dell’amministrazione.

La vera domanda, quindi, non è se i Maga abbiano improvvisamente abbracciato Kyjiv. La distanza resta ampia e una parte della base repubblicana continua a vedere con diffidenza il sostegno all’Ucraina.

La novità è un’altra: per la prima volta dall’inizio della guerra, una parte significativa del mondo vicino a Trump sembra aver iniziato a considerare possibile una narrativa diversa. Non più Ucraina contro America First, ma Ucraina come strumento della competizione americana contro Mosca. Per Zelensky è un cambiamento importante. Fino a pochi mesi fa era lui a dover convincere Trump della necessità di sostenere Kyiv. Oggi la sfida è diversa: aiutare Trump a spiegare alla sua stessa base perché stare con l’Ucraina può essere compatibile con i Maga.

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