Camillo di Christian RoccaIl Congresso mette in discussione i limiti di Bush sulle staminali

New York. La settimana prossima, su iniziativa di deputati e senatori repubblicani, potrebbe saltare il limite imposto da George W. Bush alla ricerca sulle staminali embrionali, le cellule che secondo gran parte della comunità scientifica in futuro potrebbero dare risultati positivi contro alcune malattie oggi incurabili. Duecentouno deputati, 17 in meno della maggioranza, e cinquattotto senatori, otto più della maggioranza, hanno già firmato una proposta di legge bipartisan che ribalta l’ordine esecutivo presidenziale del 9 agosto 2001.
In quell’occasione Bush decise di finanziare con fondi federali soltanto la ricerca sulle linee embrionali già esistenti, cioè sugli embrioni creati in laboratorio e non più utilizzabili a scopo riproduttivo, vietando così la sperimentazione sugli embrioni creati successivamente nelle cliniche di fecondazione assistita. Bush dunque ha posto un limite all’uso dei soldi dei contribuenti americani su una pratica le cui implicazioni etiche e morali non sono affatto condivise. La ricerca scientifica continua invece come se nulla fosse se i finanziamenti per la ricerca sono forniti dai privati. Negli Stati Uniti non ci sono leggi federali che regolamentano la questione: a livello locale la ricerca è legale ovunque, tranne che in South Dakota. In California e in New Jersey è addirittura protetta, in altri sette Stati ci sono restrizioni e in un paio non è possibile fare ricerca con fondi pubblici. Non ci sono limiti neanche alle terapie di fertilizzazione, ecco perché i promotori dell’iniziativa parlamentare oggi chiedono di approvare una legge che stabilisca cosa fare degli embrioni sovrannumerari, cioè di quelli creati a fine riproduttivo ma inutilizzabili.
The Stem Cell Research Enhancement Act consente l’uso dei fondi federali, ma i promotori hanno messo dei paletti per evitare che si costruiscano embrioni esclusivamente per scopi scientifici. Per ottenere i finanziamenti, gli embrioni devono essere stati creati da persone sottoposte a trattamento sulla fertilità che successivamente hanno scoperto di averne prodotto in numero superiore al necessario. I donatori dovranno fornire il permesso all’utilizzo e non potranno ricevere alcun tipo di compenso.
Alla Camera il primo firmatario della proposta è il repubblicano Michael Castle, del Delaware, mentre al Senato il promotore è il repubblicano della Pennsylvania Arlen Specter. A sostegno dell’iniziativa parlamentare è partita una campagna di spot pubblicitari con le parole di Nancy Reagan favorevoli alla ricerca, mentre per convincere i repubblicani restii c’è anche un sondaggio condotto in tredici collegi elettorali conservatori, dove il 66 per cento degli elettori è favorevole alla ricerca e solo il 27 contrario (53 contro 37, le percentuali tra gli elettori repubblicani).
E’ molto probabile che la legge venga approvata, scrivono Time, New York Times e Washington Post. Gli oppositori sperano che in quel caso George Bush ponga il suo primo veto da quando è presidente, mentre i promotori sostengono che la Casa Bianca in realtà sia aperta a una soluzione di mediazione. Nel frattempo, i conservatori hanno presentato una proposta di legge alternativa che incoraggia la ricerca sulle staminali estratte dal cordone ombelicale, ma finora i firmatari sono soltanto quarantuno. Il capogruppo repubblicano alla Camera, Tom Delay, è contrarissimo alla legge pro-ricerca e ogni giorno la battaglia interna al movimento conservatore rischia di incattivirsi. I giornali hanno raccontano di due deputati repubblicani che stavano quasi venendo alle mani mentre in un corridoio di Capitol Hill.
Secondo il New York Times, è la Chiesa Cattolica la più schierata contro la legge proposta da Castle. La conferenza episcopale è molto impegnata e ha già pubblicato un sondaggio secondo cui il 52% degli americani è contrario alla ricerca sugli embrioni. "Vi esorto nei termini più forti possibili a opporvi alle proposte ditruttive e moralmente offensive come questa", ha detto il cardinale di Baltimora. Altri leader religiosi e antiabortisti non sono d’accordo. John Danforth, pastore evangelico, ex senatore repubblicano ed ex ambasciatore di Bush all’Onu, ha spiegato che le cellule create in laboratorio, e non impiantate nell’utero, non possono essere paragonate ai feti che "diventerebbero persone seguendo il corso naturale delle cose".

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