Camillo di Christian RoccaIl giorno in cui Joe DiMaggio arrivò a Nettuno

Il giorno in cui Joe DiMaggio arrivò a Nettuno ormai è entrato nella leggenda. Era una gran bella giornata d’estate del 1957. La più celebre star del baseball americano, nonché marito di Marilyn Monroe, si trovava a Roma in vacanza. A pranzo gli raccontarono di questa piccola cittadina a pochi chilometri da Roma che nel 1944 fu liberata dagli alleati e poi conquistata dal più americano degli sport: il baseball. Da allora, Nettuno è la capitale del baseball italiano ed europeo. Quando Joe DiMaggio lo seppe, volle essere subito accompagnato a Nettuno. Partì con una jeep e arrivò dritto al campo Borghese, dove il Nettuno giocava contro l’As Roma. DiMaggio fece il suo ingresso in campo mentre sulla collinetta di lancio c’era l’eroe locale, Carlo Tagliaboschi, figlio di marinaio e noto per i suoi gran baffoni. Il pubblico riconobbe subito DiMaggio e l’entusiasmo fu incontenibile. La partita fu sospesa e il campione fu costretto ad andare verso il punto di battuta: please-Joe, batti-per-noi, mostraci-come-si-fa. DiMaggio accettò, nonostante fosse vestito di tutto punto e con giacca e cravatta. Prese una mazza dalla panchina e si posizionò di fronte al lanciatore. Tagliaboschi era emozionatissimo, ma si preparò al meglio e lanciò verso il campione una bella palla veloce. Con la sua maestosa eleganza, DiMaggio si avventò con grazia consueta sulla palla. Ma la mancò clamorosamente. La gente rimase senza parole: il piccolo e baffuto Tagliaboschi aveva fatto uno strike al grande DiMaggio. L’entusiasmo si tradformò in evidente imbarazzo. Joe DiMaggio allora si tolse la giacca, la piegò con cura e la posò per terra accanto al piatto di battuta. Con calma si arrotolò le maniche e poi urlò a Tagliaboschi di tirarne un’altra: “More, ancora – gli disse – Gimme some more. Dammene un’altra”. Tiraboschi rilanciò, ma questa volta DiMaggio colpì la palla in pieno. E la palla prese una traiettoria formidabile. I giocatori non tentarono nemmeno di acciuffarla, rimasero a guardare inebetiti quel fulmine che oltrepassava il muro di recinzione, sorvolava la fattoria vicina, attraversava la strada, superava la spiaggia, si involava verso gli scogli per infrangersi, infine, dopo un viaggio lunghissimo tra le onde del mare. Mai vista una cosa simile. Un grande “ooohhh” si levò dagli spalti. Poi mezza Nettuno corse verso il mare a cercare quella palla leggendaria. Non la trovò nessuno.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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