Camillo di Christian RoccaLe ultime scandalose notizie Onu

Un rapporto stralciato accusa Annan

Due investigatori della Commissione indipendente che indaga sullo scandalo Oil for food si sono dimessi perché credono che il secondo rapporto presentato a fine marzo da Paul Volcker sia stato troppo morbido nei confronti di Kofi Annan. Robert Parton e Miranda Duncan, quest’ultima è la nipote di David Rockfeller, prima di lasciare la commissione hanno scritto una parte del documento molto più dura nei confronti del segretario generale, un’accusa infine stralciata da Volcker. Secondo i due investigatori, Annan sapeva molto bene che suo figlio Kojo prendeva soldi dalla società svizzera che per conto dell’Onu avrebbe dovuto monitorare il corretto funzionamento della distribuzione dei beni alimentari in Iraq. Secondo loro sapeva anche che Kojo aveva una serie di progetti finanziari legati al petrolio iracheno. Il rapporto Volcker, invece, sostiene che "la prova non è ragionevolmente sufficiente", anche perché non ha preso in considerazione la testimonianza di un ex partner d’affari di Kojo, il franco-libanese Pierre Mousseli. "Sono stato assolto", ha detto Annan. "Non la chiamerei assoluzione", ha detto più cautamente Volcker. Secondo i due investigatori, la testimonianza di Mousseli era proprio la smoking gun contro il segretario generale. Ora c’è un altro problema: le commissioni parlamentari americane che a loro volta indagano sullo scandalo (21 miliardi di soldi e petrolio spariti, rubati o contrabbandati) vogliono convocare i due investigatori. Paul Volcker ha passato lo scorso weekend al telefono con Washington per provare a ricordare che i due dimissionari godono di immunità diplomatica. Gli avvocati però fanno intuire che i loro assistiti al Senato ci andrebbero volentieri.

L’ex braccio destra minaccia ritorsioni?
A turbare Annan ora c’è anche una velata minaccia di Benon Sevan, il suo ex braccio destro che per conto dell’Onu aveva gestito il programma Oil for Food senza accorgersi né delle falle né delle ruberie. Sevan è stato costretto ad andare in pensione prima del previsto e in cambio ha ottenuto che l’Onu gli pagasse le spese legali per difendersi dalle accuse. A gennaio si è scoperto che i soldi per gli avvocati di Sevan provenivano dai soldi dell’Oil for food. Qualche settimana fa, il nuovo capo dello staff di Annan, l’inglese Mark Malloch Brown, ha deciso che l’Onu non avrebbe pagato le spese. Sevan ha fatto sapere che potrebbe prendere in considerazione un diverso atteggiamento, qualora l’Onu confermasse di non rimborsargli le parcelle. In una lettera a Malloch Brown, raccontata al New York Sun da un anonimo funzionario Onu, Sevan ha minacciato ritorsioni, precisando che avrebbe preferito risolvere la questione privatamente. Con un comunicato ha negato le minacce, ma ha ricordato ancora una volta che il patto era chiaro. L’Onu, però, ha confermato che non pagherà.

Indagini sulla Francia
La Commissione del Senato americano che indaga sull’Oil for food ha dedicato una serie di udienze al ruolo della banca Bnp Paribas. Il rapporto Volcker aveva già criticato le procedure di scelta dell’istituto francese caldeggiate dall’ex segretario generale Boutros Boutros-Ghali. Ora si è scoperto che la Bnp ha autorizzato pagamenti per 470 milioni di dollari a società e persone filo Saddam e vicine ai gruppi terroristici.

Il NYT contro la Commissione diritti umani
La Commissione dei diritti umani ha rieletto tra i suoi membri lo Zimbabwe. La conferma del regime di Robert Mugabe nell’organismo che in teoria dovrebbe tutelare i diritti umani ha provocato una reazione anche nel compassato mondo liberal. Martedì un editoriale del New York Times ha criticato la rielezione. Secondo il Times, la Commission è inefficace, rappresenta "l’Onu al suo peggio" e "deve essere abbandonata".

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