Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, ho dato un’occhiata alla pagina del sito di Internazionale dove si parla di viaggi, e c’era il messaggio di una ragazza che partirà per Siviglia e chiedeva consigli. Sono stato molto invidioso. Andai a Siviglia alcuni anni fa, in questi giorni, alla cieca. Fu fantastico. Mangiavo jamon e gazpacho tutto il tempo, e andai pure alla corrida, malgrado una forte prevenzione ideologica. Ma la corrida sivigliana è la più importante del mondo e quindi andai a vedere. Imparai molte cose, tra le quali il fatto che nella corrida non muore un toro, ma sei tori. Ma capii anche che è una di quelle cose che se non la vedi almeno una volta non hai la minima idea di cosa tu stia parlando. Comunque, corrida o no, Siviglia a primavera è un posto meraviglioso. Se qualcuno ci deva ancora andare, lo invidio come uno che non abbia ancora letto La versione di Barney.

Caro Luca, vorrei pubblicare in un libretto una lunga cosa che scrissi qualche anno fa sul Foglio a proposito di Barney Panofsky. Ero andato in Canada sulle tracce di Morderai Richler, l’autore della Versione di Barney. Sono rimasto per un mesetto lì, tra Toronto e Montreal, a magnare bistecche e bere whisky come solo Barney sapeva fare. Mi è uscita una specie di reality, ovvero una guida turistica sui luoghi finti di Barney attraverso quelli veri frequentati da Morderai Richler. La cosa curiosa è che qualche mese dopo, quella stessa esperienza l’ha fatta un giovane scrittore russo-americano, Gary Shteyngart, l’autore del divertente “Il manuale del debuttante russo”. Dal suo viaggio canadese, Shteyngart ha tirato fuori alcune puntate barneyane per Slate.com. L’ho chiamato, e tutto quanto. Lui mi ha detto che stava scrivendo il suo nuovo libro, stavolta ambientato a Roma, ma non se ne è saputo più niente.

Caro Christian, io in Canada non sono mai stato, anche se ho una tentazione da sempre verso l’isola di Vancouver, di cui avevo visto le foto su una rivista di viaggi quando avevo vent’anni. So che voi neocon non vedete di buon occhio il Canada, che viene citato a esempio di America pacifica e di buon senso. Non quel genere texano che va forte ultimamente. Io tra i texani ho invece un debole per Micah Hinson, che ha venticinque anni e ha fatto un bel disco da cantautore rock. Però una canzone si chiama “Il giorno che il Texas sprofondò in mare”. Vedi un po’.

Caro Luca, io ho molta simpatia per il Canada ma ricorda che è pur sempre il paese che ha inventato il nuoto sincronizzato. E non solo lo ha inventato, ma pure se ne vanta. Comunque qui da noi in Italy sta per uscire un disco di un pianista nostrano che si chiama Giovanni Allevi. Si presenta come un jovanottiano, con i capelli arruffati e vestito da break-dance, ma ha una solida preparazione accademica. Fin qui aveva suonato sue composizione di musica contemporanea o concettuale, come dice lui. La musica concettuale la conosci: è quel gran casino di note che esce da un pianoforte solo se suonato da Stockhausen o da un qualunque bambino di sei anni. Adesso Allevi si è rotto le scatole dell’accademia e ha deciso di comporre melodie apparentemente semplici e cantabili. Il disco si chiama No concept. I tuoi amici radical chic li sento già: ecco il disco buono per Bush.

Caro Christian, Bush chi? Comunque tutto questo mi convince che quando si viaggia bisogna prendere molti appunti, a Siviglia come in Canada. Un po’ per i ricordi, un po’ per farci un libro e tirarci su dei soldi (con i libri non si guadagna, dicono: ma almeno ci pagi il gazpacho e i bagarini della corrida). Craig Thompson, quel gran fumettaro di cui abbiamo parlato qualche mese fa, ha appena pubblicato in America un suo Carnet de Voyage con disegni fantastici, frutto di giri nordafricani ed europei. Io col disegno sono sempre stato scarso, ma meglio che col pianoforte.

Caro Luca, è anche uscito il nuovo disco di Keith Jarrett. Tu dirai: sai che novità! E in effetti avresti anche ragione, visto che ormai ne sforna uno l’anno. Ma stavolta è diverso perché Jarrett è tornato con uno di quei concerti che lo hanno reso famoso: da solo, davanti a un pianoforte, senza alcuna partitura scritta. Jarrett si mette lì e improvvisa, praticamente compone all’istante. Non ne faceva più da anni di questi concerti così dispendiosi, da quando fu colpito da una malattia rara: la sindrome da affaticamento cronico che spesso peraltro prende anche me il lunedì mattina. L’ultimo è stato La Scala, registrato a Milano un giorno che Riccardo Muti si era distratto. Trenta anni fa Jarrett fece quel capolavoro che è The Koln Concert, una musica che piace sia ai fighetti che l’hanno sentita nella pubblicità della Bmw, sia a quel popolo della sinistra che non si è più ripreso dopo aver visto Nanni Moretti in Vespa errante per Roma. Il nuovo cd è doppio. In realtà sono due concerti, uno a Tokyo, uno ad Osaka. Si intitola Radiance.

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