Camillo di Christian RoccaIl misterioso caso Rove

Una tesi è che Karl Rove abbia svelato un segreto di Stato e per questo meriti la galera. Cioè che quell’ambasciatore Joe Wilson che accusava Bush di aver detto il falso sull’uranio cercato da Saddam Hussein in Niger fosse poco credibile perché in realtà era la longa manus della moglie, un’esperta di armi della Cia. E siccome la Cia era contraria all’intervento in Iraq, il racconto di Wilson (peraltro un finanziatore di Kerry) non poteva essere affidabile. Tanto più che due inchieste hanno confermato che Saddam davvero tentò di comprare l’uranio del Niger, che Wilson davvero fu inviato da sua moglie e, infine, che la notizia del tentativo di acquisto la dobbiamo allo stesso Wilson. Dall’inchiesta in corso, decisa da un ministro di Bush, non trapela niente. Ciò che sappiamo è speculazione o propaganda. Una cronista del NYTimes è in galera per non aver svelato la fonte di una notizia (il nome della moglie di Wilson) che però non ha scritto. Il giornalista che l’ha svelato, Bob Novak, ha deposto davanti al Grand Jury e agli investigatori è bastato. L’altro cronista al corrente del nome ha evitato il carcere soltanto perché Rove l’ha autorizzato a dire che l’informazione gliela diede lui (non il nome di Valerie Plame, né che fosse un’agente coperta, soltanto il fatto che la moglie di Wilson lavorava alla Cia). Rove ha già testimoniato tre volte ed è controverso che la Plame sia un agente coperto, visto che dal 1997 ha un lavoro di ufficio alla sede di Langley della Cia, sicché chiunque abbia fatto il suo nome non avrebbe commesso un reato. Se il reato non c’è e se si conosce la fonte (Rove) non si capisce perché la Miller resti in galera. C’è altro?

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