Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, con la consueta destrezza, ho improvvisamente notato che a Milano una donna su due porta i pantaloni dentro gli stivali. All’inizio mi pareva una cosa supertarra; poi mi hanno spiegato che è una moda nata già l’anno scorso, e così ora mi sembra una cosa supertarra nata l’anno scorso. Tra l’altro, la moda precedente prevedeva i pantaloni scampanati e larghi in fondo, quindi quelle che non si sono aggiornate per tempo adesso sono costrette ad avvolgere grandi matasse di pantalone dentro gli stivali, che non dev’essere comodo per niente.
Io mi siedo qui sul bordo del fiume, e aspetto che passino anche i cadaveri degli stivali flosci da squaw, e che tornino gli scaldamuscoli.

Caro Luca, credo che i pantaloni dentro gli stivali sarebbero piaciuti molto a Jasira, la protagonista di uno dei libri più belli letti negli ultimi mesi. Il libro è “Beduina”. E’ la storia dell’educazione sessuale di una ragazzina americana, per metà di origine libanese. Pensa al “Lamento di Portnoy” in versione femminile, e non solo perché Jasira si masturba quanto l’Alexander Portnoy di Philip Roth. C’è che “Beduina” è scritto proprio bene. Il romanzo è ambientato nel 1991, nei giorni della preparazione della prima guerra in Iraq. Memorabile gli insulti che il papà libanese di Jasira, un feroce oppositore arabo di Saddam, rivolge a Bush senior perché ritarda l’inizio della guerra e non si decide a far fuori il rais di Baghdad. Formidabile e premonitorio l’insulto a Colin Powell: “E’ il più grande deficiente che abbia mai messe piede sulla faccia della Terra. Rovinerà tutto. Fa un errore dietro l’altro”.
Caro Christian, ho visto l’autrice di “Beduina” a una presentazione a Milano, qualche giorno fa. È una bella moracchiona piuttosto energica: a te di solito piacciono più eteree. Il libro l’ho messo tra quelli da leggere nelle vacanze di natale. Per ora riesco solo a finire quelli brevi. Mi è piaciuto molto “Venti sigarette a Nassirya”, che invece parla proprio dell’Iraq: è la storia del ventottenne regista che arrivato a Nassirya per un film commissionato dal Ministero della Difesa, dopo neanche 24 ore è diventato una delle vittime dell’attentato contro i militari italiani, in cui è morto il suo collega Stefano Rolla con altri dicotto italiani. Lui è stato fortunato abbastanza da uscirne con una grave ferita a una gamba, ma il suo racconto è formidabile per umanità e mancanza di retorica. Anzi, è un vero attacco alla retorica patriottarda e ipocrita che ha seguito quell’attentato. Bello, bello.

Caro Luca, non sono d’accordo affatto. Non sul libro, che annovero tra quelli che non ho letto e dopo queste tue righe anche tra quelli che non mi interessano, ma sul fatto che dopo la strage dei nostri soldati a Nassirya ci sia stata una “retorica patriottarda e ipocrita”. Maddeche? Piuttosto, per una volta, abbiamo smentito l’immagine dell’Italia chiagnona e di paese alle vongole. Ricordo ancora l’inviata del Tg3 che si aggirava tra i familiari delle vittime nella speranza che le dicessero peste e corna contro Berlusconi e Bush, i colpevoli di aver mandato a morire i loro figli. Invece, niente di niente. Un paese normale, come direbbe D’Alema. Se a quella compostezza preferisci l’eterno mammismo italiota, vuol dire che ce lo meritiamo Alberto Sordi, ce lo meritiamo.

Caro Christian, la retorica patrottarda e ipocrita è propria della politica e del giornalismo, o dei commentatori tromboni, che ne furono ottimi interpreti su Nassirya. Non delle persone per strada che citi tu, che al massimo ne vengono contagiate. Ma riconosco il tuo desiderio di attaccare a questa conversazione del sarcasmo contro l’inviata del Tg3. Con l’anno nuovo, sii più buono. L’altra sera ho visto Crash, che tu avevi visto a New York. Gran bel film deprimente e commovente. Leggo che sta guadagnado favori in vista dell’Oscar. Con l’anno nuovo, spero glielo diano. Anche se non hanno usato le musiche del nuovo disco di Burt Bacharach, che secondo me erano tagliate apposta per un film così (hanno usato quelle di Mark Isham, grande professionista delle colonne sonore). Ciao, auguri, e va’ a letto presto.

Caro Luca, per la gioia dei miei colleghi d’ufficio, negli ultimi mesi ho trascurato molto il jazz. Però qualcosa di buono, in realtà, è uscito. C’è l’ennesimo cd di Enrico Rava, che non è affatto male. Ma c’è anche il solito Brad Mehldau che, come sempre, fa diventare standard i Radiohead e Nick Drake. Vedi? Ho scritto “ennesimo”, “solito” e “come sempre”. Cioè, con queste parole, ti ho descritto lo stato misero del jazz nell’anno domini 2006. E ti valga anche come dichiarazione di non voto alle prossime elezioni politiche italiane.

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