Camillo di Christian RoccaModelli americani / 4 John Olin per Silvio Berlusconi

Se Silvio Berlusconi volesse davvero sconfiggere il centrosinistra dovrebbe studiarsi la vita e le opere di John J. Olin, un suo collega miliardario americano. Il signor Olin dell’Illinois si è costruito una fortuna alla metà del secolo scorso, ma quando alla fine degli anni Sessanta iniziò a temere che l’onda socialista potesse travolgere l’America e minacciare non soltanto le sue aziende ma anche il sistema di libertà civili ed economiche del suo paese, anziché scendere in campo direttamente  come ha fatto il Cavaliere decise di usare i suoi soldi per “rimettere a posto i fondamentali” dell’America, ovvero per avviare una rivoluzione intellettuale con cui successivamente è riuscito a cambiare faccia agli Stati Uniti. In quegli anni, la sinistra liberal dominava il dibattito politico americano e i repubblicani erano poco più che un partito di businessmen e di isolazionisti. Olin diede il via a una contro-rivoluzione intellettuale di lungo termine, grazie alla quale in tre decenni ha ribaltato l’egemonia culturale della sinistra e ha permesso all’arcipelago conservatore di dominare la battaglia delle idee nell’arena politica americana.
John e sua moglie Evelyn, fin quando sono rimasti in vita, hanno donato 145 milioni di dollari alla causa, mentre dal 1982 la Fondazione Olin ha finanziato libri, progetti, giornali, riviste, centri studi, ricerche, corsi, dottorati, borse di studio, associazioni di avvocati e club letterari per altri 380 milioni di dollari. I soldi di Olin hanno sostenuto la Heritage Foundation, cioè il serbatoio di idee della rivoluzione reaganiana, e l’American Enterprise Institute, ovvero il fulcro dell’attuale era bushiana.
Dai buoni scuola alla riforma del welfare state, dal taglio delle tasse al regime change, non c’è idea importante dell’agenda politica odierna, sia essa di destra o di sinistra, che non sia scaturita dai cervelli di cui Olin si è preso cura. I libri più importanti degli ultimi decenni (“Closing of the american mind” di Alan Bloom, “Closing Ground” di Charles Murray, “La fine della Storia” di Frank Fukuyama, “Lo scontro di civiltà” di Samuel Huntington) sono stati pubblicati grazie ai suoi fondi, così come gli studi di un bel mucchio di Premi Nobel, tra cui Milton Friedman.
Il progetto di egemonia culturale di John Olin è stato realizzato pienamente, tanto che la Fondazione ha deciso di chiudere i battenti proprio per aver raggiunto il suo scopo sociale: trasformare l’America in una Right Nation. Se Silvio Berlusconi decidesse di destinare almeno un’unghia della sua immensa ricchezza a una versione italiana del modello Olin, allora potrebbe davvero ritirarsi – ricco e beato – in quel di Tahiti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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