Camillo di Christian RoccaI liberal scoprono quanto è bravo Wolfowitz alla Banca mondiale

Milano. Che fine ha fatto Paul Wolfowitz? Che cosa sta combinando alla Banca mondiale l’architetto della guerra a Saddam? Il Washington Post, il Financial Times e The New Republic hanno cominciato a formulare le prime risposte, sorprendenti. Dieci mesi fa Bush lo ha scelto per presiedere la World Bank, l’istituzione finanziaria che ha come obiettivo la fine della povertà. I primi mesi sono trascorsi in sordina, dopo le polemiche iniziali e i sospetti di voler trasformare la Banca in uno strumento di politica estera americana. Se ne è parlato a proposito della nomina di cinque alti consiglieri, scelti tra i repubblicani. Poco altro. Anche perché Wolfowitz è sembrato conciliante e molto attento a tenere un profilo basso.
Due grandi quotidiani liberal, uno americano e uno inglese, e un importante settimanale progressista nei giorni scorsi hanno raccontato che Wolfowitz ha profondamente cambiato la Banca mondiale. L’esame più completo è dell’esperto del Washington Post, Sebastian Mallaby. Lunedì ha raccontato che fino a qualche anno fa, la Banca rifiutava di contestare i casi di corruzione nei paesi che ricevevano prestiti dall’istituto, perché tra i compiti non c’era quello di occuparsi della sfera politica. Negli anni di Clinton, con la presidenza di James Wolfensohn coadiuvata dall’economista guru Joseph Stiglitz, si è cominciato a denunciare “il cancro della corruzione” e la Banca ha sviluppato indici per stabilire il grado di corruzione paese per paese, ha creato un dipartimento per indagare su sprechi e inefficienze, ma sono rimaste parole non seguite da cambiamenti né dentro la Banca né tra i debitori.
Wolfowitz ha sfidato questa cultura burocratica, ha rivoluzionato l’azione dell’istituto e ha bloccato finanziamenti e progetti ogni volta che ha sentito puzza di bruciato. Il caso più clamoroso, raccontato con favore anche dal Financial Times, è quello del Chad, il paese africano che pochi anni fa ha scoperto ingenti fonti petrolifere. Nel 2000 la Banca ha vincolato il suo sostegno finanziario all’obbligo di investire l’80 per cento dei ricavi petroliferi in settori primari quali l’istruzione, la sanità, le infrastrutture, mentre un altro 10 per cento avrebbe dovuto finanziare un fondo di garanzia per le generazioni future del paese. Il dittatore del Chad non ha rispettato i patti, confidando nei precedenti della Banca, ma Wolfowitz ha bloccato i prestiti per gli otto progetti già avviati e ha sequestrato il conto corrente che contiene i milioni di dollari dei proventi petroliferi. “Wolfowitz è tornato a combattere le dittature”, ha scritto New Republic, sottolineando che la mossa dell’intellettuale neocon ha scontentato le aziende petrolifere alla ricerca spasmodica di nuovi giacimenti in Chad. Alcuni economisti di sinistra, convinti che Wolfowitz avrebbe curato gli interessi delle multinazionali petrolifere, si sono dovuti ricredere e uno di loro ha detto: “Ha fatto la cosa giusta”. Wolfowitz non s’è fermato al Chad, ha ritirato 800 milioni di dollari per una serie di programmi sanitari in India, che è uno dei maggiori clienti della Banca, perché ha scoperto che i politici indiani si spartivano i fondi prestati. L’istituto ha cancellato 14 contratti per costruire strade in Bangladesh, perché le gare d’appalto erano truccate. Il governo ha licenziato due funzionari, ma Wolfowitz vieterà alle società coinvolte di partecipare a futuri contratti con la Banca. Cinque prestiti al Kenya sono stati congelati, a causa della corruzione. E Wolfowitz ha tenuto a raccontare di aver cenato a Londra con il funzionario governativo fuggito dal Kenya dopo aver denunciato le ruberie. Un progetto argentino è stato fermato per corruzione. La cancellazione del debito del Congo si è fermata dopo che sul tavolo di Wolfowitz sono arrivate le stravaganti note spese del presidente congolese e il rifiuto di una società internazionale a certificare i bilanci di quel paese. “E’ divertente vedere come la critica di sinistra alle politiche economiche sia stata fatta propria da questa icona del neoconservatorismo”, ha scritto il Washington Post.
New Republic, in un articolo dal titolo “Perché i liberal dovrebbero applaudire Wolfowitz”, ha fatto un’unica critica all’ideologo neocon: “E’ stato fin troppo cauto”, per esempio nel dibattito sul taglio dei prestiti al regime uzbeko accusato di violazioni di diritti umani e stragi di innocenti. Wolfowitz non ha ancora deciso che cosa fare, ma il settimanale liberal gli ha consigliato questo: “Segui il tuo istinto, Paul”.

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