Camillo di Christian RoccaIn Africa Bush triplica gli aiuti, mentre Wolfowitz fa la lotta alla corruzione

Milano. Se qualcuno non s’è mai capacitato del fatto che un’icona politicamente corretta della sinistra mondiale, come il cantante Bono degli U2, non abbia mai avuto problemi a condividere i progetti antipovertà con l’incarnazione del male assoluto, ovvero con George W. Bush, ecco che è arrivata una spiegazione per numeri svelata il giorno di capodanno sulla prima pagina del Washington Post: rispetto agli anni di Bill Clinton, George W. Bush ha triplicato gli aiuti umanitari e allo sviluppo dell’Africa, malgrado non siano più i tempi allegri di fine della storia, di boom economico e di surplus di bilancio federale. All’inizio del 2001, quando il presidente texano è entrato in carica, gli aiuti americani ai paesi africani ammontavano a un miliardo e quattrocento milioni di dollari, ora secondo l’Ocse di Parigi hanno superato i 4 miliardi e, come di recente promesso da Bush, entro il 2010 l’impegno finanziario sarà ulteriormente raddoppiato, fino ad arrivare a 9 miliardi di dollari. Questo lato soffice, e poco notato, della curvatura etica e morale impressa da Bush alla politica estera americana ha contribuito, inoltre, ad aprire la strada alle attività benefiche delle fondazioni private, come quella di Bill Gates, oltre che a raddoppiare il commercio con i paesi africani.
Il presidente accusato in patria e in Europa di essere poco curioso e per niente attento alle vicende del resto del mondo, nonché capo di un partito tradizionalmente scettico sull’efficacia degli aiuti ai paesi esteri, ha inoltre avuto un ruolo decisivo nel porre fine alle guerre civili in Liberia, in Congo, in alcune zone del Sudan e resta l’unica speranza per le popolazioni del Darfur, le cui quattrocentomila vittime in pochi mesi non sono sembrate sufficienti all’Onu per definirle “genocidio”. Bush ha incontrato oltre trenta capi di stato africani, ma è l’impegno contro l’Aids e contro la malaria la sua principale aree di intervento. Il progetto contro l’Aids prevede la spesa di 15 miliardi di dollari in 5 anni, grazie ai quali 800 mila africani l’anno ricevono già i farmaci per arrestare gli effetti della malattia. Sulla malaria, l’obiettivo è di ridurre di almeno il 50 per cento il milione di morti l’anno, in maggioranza bambini sotto i 5 anni. Bush ha ricevuto l’elogio del Washington Post anche per il fatto di aver continuato a spendere soldi malgrado la comunità afro-americana continui a votare in larga parte per i democratici (o a non votare). Ovviamente non mancano le critiche: c’è chi imputa al presidente di aver solo voluto fare da battistrada alle imprese americane nei nuovi mercati africani e chi nota, invece, come dietro questo gigantesco impegno ci sia lo zampino delle associazioni religiose e della destra cristiana, cioè della più solida base elettorale di Bush, interessata a evangelizzare il continente africano.
La crociata per l’utilizzo dei fondi
L’ex speechwriter di Bush, Michael Gerson, ha spiegato al Post che questo impegno bushiano per l’Africa è una diretta conseguenza della sua visione morale della politica estera, oltre che di una nuova centralità africana a causa del conflitto con il radicalismo islamico, della lotta al terrorismo e della sua crescente importanza sul lato degli approvvigionamenti energetici. Le iniziative della Casa Bianca extra aiuti umanitari sono regolate dalla Millennium Challenge Initiative, un sistema di finanziamenti a fondo perduto che premia il buon governo, le aperture economiche e le riforme liberali avviate dai paesi poveri. A testimonianza del legame tra questo pilastro pacifico della politica estera americana e quello tosto e militare contro il terrorismo islamista c’è la decisa azione anticorruzione della nuova Banca mondiale guidata da Paul Wolfowitz, uno degli architetti intellettuali della guerra in Iraq. Wolfowitz ieri si è meritato gli elogi del New York Times per la leadership nella cancellazione del debito dei paesi più poveri e per aver criticato le banche cinesi che ignorano gli standard ambientali e di rispetto dei diritti umani quando prestano soldi ai paesi in via di sviluppo. Ma Wolfowitz è impegnato, soprattutto, a combattere la corruzione legata ai prestiti elargiti dalla Banca mondiale, al punto da aver vietato di finanziare i paesi i cui leader si intascano buona parte dei soldi della comunità internazionale. Nel corso della sua gestione, sebbene il volume dei prestiti sia aumentato, sono stati bloccati finanziamenti a parecchi paesi che non fornivano garanzie sull’uso del denaro. Invece che fargli un monumento, i rappresentanti europei nella Banca, ma anche il New York Times, sono arrivati al paradosso di criticare lo zelo anticorruzione di Wolfowitz, probabilmente perché continuano a non perdonargli il ruolo nell’invasione dell’Iraq.

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