Camillo di Christian RoccaOnestà a tavolino

Fuori le procure dal calcio, please. L’abbiamo scritto quando c’è stata l’immonda gogna mediatica di questa estate, quella che voleva far credere che la palla non fosse rotonda, lo ripetiamo adesso che la procura di Milano ha messo sotto inchiesta l’onesto Moratti, ma anche i dirigenti del Milan, con l’accusa di aver falsificato il bilancio delle loro squadre di calcio, attuando uno stratagemma senza il quale non si sarebbero potuti iscrivere al campionato di serie A di due anni fa. Il doping amministrativo non è una novità nel mondo del calcio, vista la volubilità degli asset (i calciatori) delle società sportive. Nel passato altre squadre sono state coinvolte, Roma e Lazio, ma soprattutto la Fiorentina, una società che pochi anni fa è stata cancellata (non per falso in bilancio, ma perché il bilancio non reggeva) fino al Torino che è stato costretto a perdere tutto e poi, grazie al lodo Petrucci, a ripartire dalla B. La squadra di Moratti, tra l’altro, ha avuto problemi di creatività di bilancio già questa estate, insieme col Milan, nel pieno di calciopoli. La Covisoc, ovvero la Consob del calcio, aveva scoperto una vendita fittizia per 158 milioni di euro del marchio Inter a una società controllata dallo stesso club. I controllori avevano chiesto la ricapitalizzazione di 100 milioni di euro, pena la non iscrizione al campionato in corso. La Federcalcio di Guido Rossi, secondo il Sole 24 Ore, ha trovato il modo di fare uno sconto del 60 per cento a Moratti, poco prima di regalargli lo scudetto vinto sul campo dalla Juventus.
Ma oltre a toghe e Savonarola, sarebbe il caso che stessero fuori dai campi di gioco anche i moralisti che poi magari si rivolgono al capo della sicurezza Telecom per far pedinare calciatori, arbitri e dirigenti. Massimo Moratti è già petroliere e ambientalista, oltre che industriale e compagno del subcomandante Marcos, per non dire di Hugo Chávez, ma da patron dell’unica squadra condannata per aver ricettato una patente e falsificato un passaporto di un calciatore, il paradossale titolo di Cavaliere dell’Onestà pare francamente una definizione guadagnata a tavolino.

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