Camillo di Christian RoccaHillary sì e no

Milano. Hillary Clinton è imbattibile, dicono politici e analisti repubblicani. No, rischia di non vincere nemmeno le primarie democratiche, spiega il settimanale liberal The New Republic. La candidatura presidenziale dell’ex first lady sta facendo saltare gli schemi della politica americana: a destra sono molti quelli convinti che ormai ci sia poco da fare contro la senatrice di New York, a sinistra invece sorgono dubbi sulle sue reali possibilità addirittura di vincere le primarie democratiche. Nei circoli conservatori, Hillary è considerata fortissima e, allo stesso tempo, il clima politico viene valutato ostile ai repubblicani. Soltanto un successo del generale David Petraeus in Iraq potrebbe lasciare la Casa Bianca a un esponente del Grand Old Party.
Su New Republic, da sinistra, l’editorialista Jonathan Chait sostiene che ci sia “quasi un complotto dedicato a convincerci che Hillary è l’inevitabile candidata democratica alle presidenziali”. La strategia di Hillary punta proprio sull’inevitabilità della sua vittoria, a cominciare dalla straordinaria macchina di raccolta fondi, da una certa contiguità nel mondo dei media e dal grande margine di vantaggio nei sondaggi. Chait spiega che, storicamente, a quasi due anni dal voto i sondaggi non contano nulla, tanto che nel febbraio 2003 il democratico in testa era Joe Lieberman, poi addirittura cacciato dal partito alle elezioni primarie di questa estate. Tra l’altro, spiega Chait, non è nemmeno vero che Hillary sia così in vantaggio rispetto ai concorrenti democratici nei primi due stati dove si voterà per scegliere il candidato alla presidenza. C’è un altro aspetto. Paragonata a Barack Obama e John Edwards, Hillary non è quel formidabile candidato che parecchi repubblicani temono e vedono già alla Casa Bianca: “Mentre certamente può essere considerata intelligente come Edwards e Obama, e con una maggiore esperienza, Hillary è un’oratrice media, mentre Edwards è molto bravo e Obama eccezionale”. Hillary, spiega New Republic, è una figura culturalmente polarizzante al punto che molti democratici credono sia la scommessa sbagliata su cui puntare per riconquistare la Casa Bianca (debolezza numero 1), sicché la senatrice è stata costretta a muoversi verso il centro, specie sulla guerra in Iraq, scontentando però l’ala sinistra del partito (debolezza numero 2). Ogni volta che Hillary prova a recuperare a sinistra, tira la coperta al centro e infastidisce i moderati (debolezza numero 3). La parodia che le fanno su “Saturday Night Live” spiega come vengono percepite le sue mosse: “Credo che la maggioranza dei democratici mi conosca – dice una sua imitatrice – Sanno che il mio sostegno alla guerra non è mai stato sincero”.
Incubo o opportunità per il futuro?
I repubblicani non si pongono il dubbio che Hillary possa perdere le primarie democratiche (“la partita è tra Hillary e tutti gli altri”, ha scritto il Wall Street Journal) e cominciano seriamene a temere la sua forza elettorale, visto che, in fondo, per entrare alla Casa Bianca le basterà confermare il risultato ottenuto dal pallido John Kerry nel 2004, più l’Ohio, uno stato che a novembre ha votato democratico. Il direttore del Weekly Standard, Bill Kristol, sostiene da tempo che i repubblicani sbagliano a considerare ineleggibile Hillary, confidando sull’odio anticlintoniano radicato nel mondo conservatore. L’analista Dick Morris, ex stratega clintoniano diventato acerrimo avversario della coppia, vuole girare un documentario per scongiurare la sua vittoria, anche se soltanto l’anno scorso ha scritto che Hillary avrebbe vinto di sicuro e che soltanto Condi Rice sarebbe stata in grado di batterla. John Podhoretz, invece, ha scritto un libro per spiegare che soltanto Rudy Giuliani potrebbe batterla. L’ex leader alla Camera, Tom DeLay detto “il martello”, ha detto che “se i repubblicani non capiranno l’ampiezza della coalizione clintoniana, Hillary sarà il prossimo presidente”. Il deputato Steve King è d’accordo: “Sarà molto difficile batterla”. Newt Gingrich, ex speaker alla Camera, è convinto che se non si sistemano le cose a Baghdad, “vincere sarà durissimo”. E’ probabile che agitare lo spettro Hillary serva a galvanizzare le truppe conservatrici, oggi non particolarmente ispirate dal prossimo ciclo elettorale. Infine c’è già chi intravede il lato positivo di una possibile vittoria di Hillary: “La sua presidenza – dice DeLay pensando già alla rivincita – potrebbe essere la cosa migliore mai capitata ai repubblicani”.

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