Camillo di Christian RoccaJuve ricordati del Milan

La Juventus ha vinto il suo trentesimo campionato, il terzo consecutivo. Allegria, felicitazioni, champagne. I tifosi sognano scudetti, coppe dei campioni e palloni d’oro. Io, proprio adesso, mi ricordo di cosa successe al Milan tornato in Serie A dopo essere stato retrocesso in B dalla giustizia sportiva, in quel caso giustamente. Ve lo ricordate, no? Dopo aver brillantemente vinto la serie cadetta, il Milan arrivò agli ultimi posti del campionato di serie A e retrocesse di nuovo, questa volta sul campo. Quel Milan era una buona squadra, come la Juve attuale, certo non tra le più scarse del campionato. C’erano Franco Baresi e Fulvio Collovati, pochi mesi dopo diventati campioni del mondo in Spagna (altra somiglianza con la Juve di oggi). C’erano anche Tassotti e Evani, due dei pilastri del grande Milan degli anni successivi, e non dimentico né Aldo Maldera né Francesco Romano, campioni d’Italia nelle stagioni successive con Roma e Napoli. Eppure ci fu il crollo, dovuto a disastri di ogni tipo compiuti dalla dirigenza rossonera. La prossima Juve, va da sé, è molto più solida finanziariamente di quel Milan e John Elkann è la persona più distante possibile da Giussy Farina. Ma non accorgersi della confusione tecnica e sportiva e societaria di questi mesi è grave, gravissimo, perlomeno quanto non essersi difesi dalle accuse di aver taroccato le partite. Tuttosport ha raccontato per tempo il caos interno della Juventus, sia quello tecnico sia quello societario, suggerendo di scaricare Didier Deschamps. Io sarei più tentato dal rinnovare la fiducia all’allenatore della promozione, malgrado la squadra quest’anno non abbia mai entusiasmato e non mi abbiano convinto alcune sue scelte nel corso delle partite. E lo dico, essendo stato il primo ad aver chiesto, proprio da queste colonne, un ritorno di Marcello Lippi nel ruolo di direttore generale, sopra Deschamps. Allora lo chiedevo perché era evidente già da questa estate che, Alessio Secco a parte, in società mancasse qualcuno che capisse di calcio. Queste, ovviamente, sono considerazioni da tifoso e ciascuno può fare le proprie. Sono inoltre convinto che dare oggi un giudizio sulla campagna acquisti della Juve che verrà è da stolti, perché i bilanci si faranno ad agosto e poi, sul campo, a partire da settembre. Non mi pare sbagliato, però, preoccuparsene in tempo, visto che questa dirigenza non ha un record eccezionale, avendo liquidato in due settimane lo squadrone degli anni scorsi, rafforzando le principali avversarie italiane ed europee al ritmo di due campioni per uno (Ibra e Viera agli indossatori, Mutu e Blasi alla Fiorentina, Zambrotta e Thuram al Barcellona, Cannavaro e Emerson, più Capello, al Real), non a caso poi risultate le dominatrici dei rispettivi campionati. Gli acquisti di questa stagione non sono certo una garanzia di saggezza e acume, compreso il paradossale sforzo economico per riprendersi un giocatore, Domenico Criscito, che era già della Juve. Gli obiettivi della prossima stagione già sfuggiti sono un altro campanello d’allarme. I nomi che circolano, e che fanno infuriare Deschamps, anche. I campioni attuali che non vedono grandi prospettive, lo stesso. Gli scontri con l’allenatore non ispirano fiducia. Le voci di una sua sostituzione, subito smentite da quelle di una sua conferma, sembrano aver trasformato la società notoriamente più organizzata e impenetrabile d’Italia nella seconda squadra di Milano. Tempo fa avevo scritto che l’incubo realizzato del tifoso bianconero non era affatto la serie B, ma avere a che fare con una società gestita alla Moratti, ma senza i suoi soldi. I soldi ora pare che ci siano. Il progetto industriale anche, ma la programmazione tecnico-sportiva sembra in alto mare. Magari finirà con tre o quattro colpi di genio di Alessio Secco e l’arrivo – in qualche modo – dell’allenatore campione del mondo, cosa che ovviamente mi auguro e per cui faccio il tifo. Ma, attenti, perché potrebbe finire anche come il Milan del 1982.

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