Camillo di Christian RoccaBrzezinski point

La polemica su “The Israel Lobby” coinvolge la campagna elettorale di Obama New York. Il libro “The Israel Lobby” di Stephen Walt e John Mearsheimer, a giorni in uscita in Italia nientemeno che per la Mondadori di Silvio Berlusconi, continua a creare imbarazzo nei circoli culturali e politici americani, fino a sfiorare la campagna elettorale di Barack Obama. La tesi del saggio, anticipata sul Foglio il primo settembre, è che in America esiste un potente gruppo di persone di destra e di sinistra che guida la politica estera di Washington per conto dello stato ebraico. I due accademici, di solida scuola realista, suggeriscono che per l’interesse nazionale americano sarebbe meglio abbandonare Israele al suo destino, anche perché – aggiungono – è proprio il sostegno allo stato ebraico il motivo per cui Bin Laden e il fondamentalismo islamico odiano gli Stati Uniti. La teoria dei due professori di Harvard e di Chicago ha scatenato l’entusiasmo dell’ex capo del Ku Klux Klan, dei Fratelli musulmani, del radicalismo di sinistra e di tutta la galassia antisemita mondiale, compresa quella italiana. I grandi giornali liberal hanno preso le distanze, le comunità ebraiche si sono mobilitate, i politici si guardano bene dal prenderlo in considerazione. I due autori spiegano di non essere antisemiti e lamentano un clima da caccia alle streghe, ma la loro campagna di relazioni pubbliche non è facilitata dalla decisione di uno dei due, Mearsheimer, di partecipare il 12 ottobre a una manifestazione in favore di Norman Finkelstein, il professore ebreo licenziato dall’Università De Paul per le sue posizioni antisemite, negazioniste e filo Hezbollah. Il licenziamento di Finkelstein è arrivato dopo una lunga campagna pubblica condotta dal guru del diritto penale di Harvard, Alan Dershowitz. Ora l’avvocato liberal, sostenitore di Hillary Clinton, ha cominciato un’altra battaglia, non solo contro i due autori di “The Israel Lobby”, ma anche contro i sostenitori della loro tesi. E qui la vicenda si intreccia con Obama e la gara con Hillary per la candidatura alla Casa Bianca. Mercoledì sera, Obama ha tenuto un annunciato discorso di politica estera in una cittadina dell’Iowa che tra tutte le cittadine dell’Iowa possibili si chiama proprio Clinton, come la sua avversaria. Obama ha elaborato le sue proposte di disimpegno dall’Iraq e, per dare sostanza e peso alle sue idee, si è fatto introdurre dal suo nuovo consulente di politica estera, l’ex consigliere della Sicurezza nazionale di Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski. Anticomunista democratico, Brzezinski non è mai stato amato dalla “lobby israeliana” d’America, così come Carter. Un giudizio ora confermato dal suo più recente articolo, pubblicato da Foreign Policy, in difesa dei due professori di “The Israel Lobby”. Brzezinski ha girato intorno alla tesi del libro, quasi evitando di esprimere la sua opinione, ma ha scritto che Walt e Mearsheimer sono vittime di un nuovo “maccartismo”, quando invece “hanno reso un servizio pubblico iniziando il necessario dibattito nazionale sul ruolo della lobby israeliana nella formazione della politica estera americana”. Brzezinski ha offerto al libro l’unica recensione presentabile, e Mearsheimer l’ha ringraziato per “la difesa incisiva”. Alan Dershowitz non si è lasciato sfuggire l’occasione, chiedendo apertamente ad Obama di licenziare Brzezinski. Il quartier generale del senatore dell’Illinois s’è subito mobilitato, perché Obama aveva faticato non poco a conquistare una tiepida fiducia delle comunità ebraiche. I portavoce si sono affrettati a dire che Obama giudica le tesi del libro “just wrong” e che “l’idea che i sostenitori di Israele abbiano in qualche modo distorto la politica estera americana o che siano responsabili della débâcle in Iraq è proprio sbagliata”. E hanno ribadito che “le posizioni di Obama sugli affari mediorientali, come quelle dei suoi principali rivali, seguono la tradizione politica americana e sono decisamente favorevoli alle energiche politiche di sicurezza adottate da Israele”. La netta presa di distanza dal libro e da chi lo sostiene, però a Dershowitz non è bastata e non basterà fintanto che Brzezinski resterà al suo posto. Gli uomini di Obama, avvertendo una certa agitazione tra le comunità ebraiche, hanno ricordato che tra i consiglieri c’è anche Dennis Ross, l’ex inviato di Bill Clinton in medio oriente, e hanno reso pubbliche le dichiarazioni di sostenitori di Obama notoriamente vicini a Israele. Qualche giorno fa, però, si sono dovuti difendere anche da una cosa capitata sul sito web del candidato, dove è apparsa una pubblicità di “The Israel Lobby”, repentinamente rimossa. Dershowitz non molla. E ora una portavoce di Obama ha lasciato intendere che dietro le accuse a Brzezinski ci sia lo zampino di Hillary. Christian Rocca

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