Qualche idea per non disperdere il grande patrimonio della vittoria referendaria

Oggi tutti gli ambientalisti italiani (ed europei) sono contenti. E non solo gli ambientalisti! La vittoria ai referendum é una vittoria prima di tutto dei cittadini e cittadine italiane che si son...

Oggi tutti gli ambientalisti italiani (ed europei) sono contenti. E non solo gli ambientalisti!

La vittoria ai referendum é una vittoria prima di tutto dei cittadini e cittadine italiane che si sono voluti sentire protagonisti di scelte chiare: contro una tecnologia vecchia, costosa, rischiosa, a favore di un modello di gestione dei beni comuni che rimetta al centro l’interesse di tutti, e contro il privilegio davanti alla giustizia (e non solo). E’ anche una vittoria “esportabile”, una potentissima spinta al nascente dibattito sul superamento del nucleare in Europa e in Francia in particolare!! Per una volta, l’Italia é all’avangardia non solo sul merito, ma anche nel metodo!

Cio’ detto, ed ascoltando i primi commenti fatti dai soliti noti in TV, non posso che provare anche una certa tristezza. 24 anni fa c’erano i verdi a festeggiare e a commentare il risultato del voto. Oggi, dagli schermi delle TV, solo piccoli spazi sono stati dedicati ai comitati promotori dei referendum, ai temi del referendum, alle scelte che questo risultato impone. A “Porta a Porta” si parla addirittura del delitto Scazzi !!!

La discussione si é portata quasi subito sui soliti temi da politicanti. Sugli equilibri tra quella e questa forza di governo. Sulle primarie. Sul fatto se Berlusconi si debba dimettere o no. Eppure alcuni dati presentati parlano chiaro : la maggior parte degli elettori ha votato sui temi e non ha necessariamente seguito le indicazioni del suo schieramento politico. Il contrasto fra le immagini delle donne e degli uomini in festa nelle piazze, i loro messaggi, cosi vitali, concreti e positivi (si riparte, abbiamo votato anche per le generazioni future, dobbiamo costruire un nuovo modello di sviluppo) e il grigiore e in qualche modo il « parlare d’altro » di quasi tutti i presenti a questi primi salotti televisivi e dei primi commenti della stampa ufficiale non puo’ essere più stridente.

Ma d’altronde questi referendum si sono vinti senza i media ufficiali, anzi nonostante il loro boicottaggio; le italiane e gli italiani si sono dimostrati meno video-dipendenti di quello che molti di noi pensavano. E infatti il raggiungimento del quorum é un patrimonio di tutti, anche degli elettori ed elettrici del centro destra che hanno voluto partecipare, dire la loro, dare precise indicazioni sulle scelte da fare. E dunque é un errore fare una lettura troppo “politica” di questo risultato; é indispensabile invece badare una volta tanto al merito delle questioni poste e delle risposte date.

Il messaggio che viene da questa magnifica giornata é forte e chiaro : non vogliamo un modello di politica e di sviluppo basato sul privilegio, su tecnologie insicure, sullo sfruttamento da parte di pochi delle risorse di tutti. E’ sulle proposte concrete a queste domande che ci si dovrebbe confrontare. Ma dai primissimi commenti della politica e del giornalismo ufficiali non mi pare che questa realtà cosi macroscopica sia ancora sufficientemente evidente.

Penso quindi che il nostro piano di lavoro per le prossime settimane e mesi sia chiaro, se non vogliamo disperdere il grandissimo patrimonio di entusiamo, voglia di partecipazione ma anche voglia di buongoverno che ci testimoniano queste ultime incredibili settimane :

si deve iniziare a discutere di un vero piano energetico nazionale, basato su efficenza e rinnovabili e sulla progressiva uscita dai combustibili fossili , chiamando a raccolta le persone, le ONG, le imprese, gli amministratori, i politici che questo cercano di realizzare ogni giorno, spesso in modo disperso e solitario;

si deve rilanciare nel modo più costruttivo e paziente possibile la discussione sulla qualità e libertà dell’informazione, sulle regole del gioco elettorali (incluse quelle sul finanziamento alla politica) che, anche se oggi abbiamo vinto, rappresentano un elemento di enorme debolezza e vulnerabilità della democrazia italiana, nonostante Facebook.

dobbiamo ripensare, a partire dai miliardi di euro di fondi europei ancora non spesi, a come rendere più efficiente e « risparmiosa » la gestione dell’acqua in Italia, anche qui cercando il coinvolgimento della società civile, del mondo economico e degli amministratori “virtuosi” che esistono in Italia ma non riescono ancora ad emergere per quello che sono, i portatori e le portatrici più efficaci della nuova Italia che già c’é e che sempre più protentemente sta uscendo allo scoperto…..

Quindi animo, abbiamo un lungo e complicato lavoro davanti a noi, ma se ce la faremo, che Belpaese lasceremo a chi verrà!!!!

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