10% Di matrimonio gay e altre amenitàDiritti civili: a Londra si può

A volte ci penso. In giorni come questo. Quando mi sveglio in un letto straniero, in un quartiere che dell'avere oltre il 50% della popolazione di colore ne fa pubblicità. Il latte che compro si mi...

A volte ci penso.
In giorni come questo.
Quando mi sveglio in un letto straniero, in un quartiere che dell’avere oltre il 50% della popolazione di colore ne fa pubblicità.

Il latte che compro si misura in pinte e si paga in pound.
La lingua che parlo è semplificata, capirsi è la priorità.
Gesto, soggetto, verbo, complemento.

Famiglia e amici sembrano piatti e un po’ gonfi, al di là di Skype.
Gli odori della strada, una versione caraibica del fish & chips, non li riconosco.
Sono cresciuta con l’aroma delle castagne arrostite, io.

A volte ci penso, e mi chiedo perché.
Perché sono qui. Oggi da sola.
No, non il lavoro, non il meteo, non le molte linee della metropolitana.

Domani non sarò sola.
Qui, domani, potrò: sposarmi, adottare, condividere casa e pensione, visitarla in ospedale, invitarla alla festa aziendale. Appendere una foto in cui ci baciamo alla parete.
Vivere normale qui.