La salute del serpenteDonatori di sangue in viaggio per i paesi tropicali: occhio alla profilassi

Ci sono vari indizi sull'arrivo dell'estate: il caldo di Scipione che invade le nostre regioni, le lezioni scolastiche terminate da una settimana, ottima prova dell'imminenza delle vacanze, le citt...

Ci sono vari indizi sull’arrivo dell’estate: il caldo di Scipione che invade le nostre regioni, le lezioni scolastiche terminate da una settimana, ottima prova dell’imminenza delle vacanze, le città che nel week end si ammantano di silenzio e afa. Sì, però dalla parte opposta del agognato riposo, l’incertezza del nostro futuro preoccupa alquanto cratere, precipizio, panico, euro o lira, le sorti della Grecia! Mah!

Intanto i miei amici Claudio e Pamela hanno da tempo fissato un viaggio ai tropici, meta ambita per dimenticare le questioni nazionali e per dar fondo agli ultimi spiccioli prima che vengano mangiati del tutto dall’economia in decrescita.

Claudio, prima di partire, va a donare il sangue. Sì è un donatore, fa parte di quella categoria preziosa e generosa di persone che regalano qualcosa del proprio corpo per aiutare chi ne ha bisogno. Già, un gesto altruista che però deve essere accompagnato dal senso di responsabilità da mettere in valigia insieme al costume e agli altri ‘effetti mare’. E’ la responabilità di sottoporsi alle profilassi e alle vaccinazioni richieste per specifici paesi, in particolare per la malaria..

E’ stato ribadito a Rimini nel corso del 40° congresso nazionale Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia). Secondo la la società, «occorre protezione contro la malaria diffusa in vaste aree intertropicali del mondo, e in particolare nell’Africa sub-Sahariana».

Certo è comunque prevista un’interruzione di 6 mesi dalle donazione per chi ha soggiornato o è passato per un paese malarico. Tuttavia c’è sempre il rischio che livelli di contaminazione del sangue molto bassi possano non essere evidenziati, spiega Alessandra Berzuini, ematologa presso il Dipartimento di medicina trasfusionale ed ematologia dell’Ospedale Manzoni di Lecco
«Ogni donatore deve essere consapevole» avverte Simti «che il paziente ricevente si trova per definizione in una condizione di immunodepressione e che per loro anche poche molecole virali o pochissimi batteri contenuti nella sacca, che in una persona con adeguate difese immunitarie non provocherebbero alcun problema, possono produrre gravi conseguenze».

Claudio andrà a donare una sacca del suo dangue, gruppo sanguigno O negativo, rarissimo, e poi praticherà la sua buona profilassi, seguendo le indicazioni dei centri vaccinazioni internazionali presenti nelle Asl della sua città.