La schiena di GinoIl Gattopardo egiziano nell’«inverno» della restaurazione

Era nell’aria ormai da non pochi giorni. Forse, nel caldo secco del Cairo alcuni si aspettavano – altri, molto probabilmente, temevano – la decisione che la Corte costituzionale ha reso nota questo...

Era nell’aria ormai da non pochi giorni. Forse, nel caldo secco del Cairo alcuni si aspettavano – altri, molto probabilmente, temevano – la decisione che la Corte costituzionale ha reso nota questo pomeriggio. Il nuovo Parlamento egiziano, che durante le consultazioni elettorali degli scorsi mesi aveva visto trionfare i Fratelli Musulmani, dovrà essere interamente sciolto.

All’inizio si era diffusa l’indiscrezione secondo cui soltanto un terzo dei seggi, quelli attribuiti su base uninominale, fosse stato dichiarato incostituzionale. Ben presto, però, è arrivata la rettifica che dichiara «nulla» la recente elezione del Parlamento e stabilisce la necessità di indire nuove elezioni.

Allo stesso tempo, dichiarando incostituzionale la legge che bandisce dalla vita politica gli esponenti del vecchio regime, la Corte costituzionale ha confermato l’ammissibilità della candidatura di Ahmed Shafiq, già premier durante la presidenza di Hosni Mubarak.

Sulle sponde del Nilo, le stagioni corrono veloci. Dalla «primavera» dei giorni della rivoluzione si è passati rapidamente all’«autunno» della (parziale) sconfitta delle formazioni liberali durante le consultazioni elettorali e la vittoria di quelle di matrice islamica. Ora, il Paese sembra essere ormai piombato nell’«inverno» della restaurazione.

Nei prossimi giorni, forse già in queste ore, migliaia di persone scenderanno in piazza, trasformando Tahrir ancora nel centro dell’Egitto. A protestare non saranno soltanto i liberali, ma anche i Fratelli Musulmani. Questi ultimi, infatti, dopo decenni di oppressione sotto il regime di Mubarak si sono visti spogliare del legittimo – anche se, almeno in Occidente, non ben accolto – successo elettorale.

Le forze armate, ancora una volta, si dimostrano il vero fattore di continuità della politica interna egiziana. Uno strumento di ordine, che tuttavia – almeno, in questo caso – rischia di fomentare il disordine. Qualora prevalga (o rischi di farlo) l’anarchia, l’esercito farà buon viso a cattivo gioco. Attraverso la forza, instaurerà di nuovo l’ordine, cercando di mostrare in maniera perversa la sua necessità.

Suona pertanto tristemente profetico il senso del lungo discorso che Don Fabrizio, il principe di Salina, fa al cavaliere Chevalley, sceso in Sicilia per cercare la classe dirigente del nuovo Regno d’Italia. Come ne Il Gattopardo, così anche in Egitto è assai probabile che «tutto cambia affinché nulla cambi».

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