La schiena di GinoMamma li turchi: guai in vista per Bashar al-Asad?

Non se ne conosce ancora bene la dinamica, ma una cosa è certa: un aereo militare turco – un jet F-4 – è caduto nelle acque territoriali siriane, al confine con la provincia di Hatay. Secondo l’emi...

Non se ne conosce ancora bene la dinamica, ma una cosa è certa: un aereo militare turco – un jet F-4 – è caduto nelle acque territoriali siriane, al confine con la provincia di Hatay. Secondo l’emittente televisiva di Hezbollah, al-Manar, il bombardiere sarebbe stato «abbattuto per errore» proprio dall’esercito di Damasco. Una notizia, quest’ultima, poi confermata con opposte versioni sia dalla Siria, sia dalla Turchia.

Damasco afferma – attraverso l’agenzia ufficiale SANA – che il jet avrebbe invaso lo spazio aereo siriano e pertanto la controaerea lo avrebbe abbattutto. Un’interpretazione contraria, tesa a sostenere la non violazione del territorio siriano è invece affermata da Ankara. Il premier Recep Tayyip Erdogan, dopo aver convocato una riunione di emergenza con i principali ministri del governo, ha promesso che la Turchia intraprenderà azioni «risolute» in risposta all’azione siriana.

L’episodio riveste una non marginale importanza non solo per il fatto che avviene in un momento di grandi frizioni diplomatiche tra i due Paesi (in merito alla repressione perpetrata dal regime di Bashar al-Asad), ma anche e soprattutto perché le Turchia è un membro della Nato. Pertanto, qualora fosse stabilito che il jet sia stato abbattuto – come sostengono i turchi – fuori dal territorio siriano (quindi, senza una chiara e non consentita violazione dello spazio aereo), potrebbe anche invocare il Trattato dell’Alleanza Atlantica. Le opzioni sul tavolo sono due, ma l’una è sicuramente più probabile dell’altra. Una prima ipotesi, anche se più complessa e meno credibile, è il riferimento all’articolo V, il quale stabilisce che ogni attacco a uno stato membro è da considerarsi un attacco all’intera alleanza. Tuttavia, come specifica la norma, l’attacco deve essere compiuto sul suolo del Paese membro dell’Alleanza. Pertanto, sembra più probabile che Erdogan possa invocare l’articolo IV, il quale stabilisce che uno Stato membro possa convocare una riunione di emergenza qualora sia state messe in pericolo la sua integrità territoriale, la sua indipendenza politica o la sua sicurezza. D’altra parte, la Turchia è stata già vicina a invocare l’articolo IV già in aprile, quando le forze armate siariane hanno aperto il fuoco sul loro territorio ferendo due soldati turchi e due rifugiati. Seppur in una remota ipotesi, ciò potrebbe condurre a nuovi scenari di guerra in Medio Oriente, con un’azione militare congiunta contro la Siria.

Quest’ultima, tuttavia, non sembra essere al momento una prospettiva molto vicina. La stessa Nato sembra voler raffreddare i toni e invitare alla prudenza analisti, politici e militari. Pur se tanti protestano contro la guerra civile in Siria, quasi nessuno sembra davvero volere un attacco. E ciò per ragioni propriamente politiche. Infatti, ancora assai difficile è capire quali scenari si potrebbero aprire per una Siria post-Asad. Inoltre, c’è da tenere ben presente che la politica «neo-ottomana» di Erdogan è da sempre basata sull’espansione dell’influenza economica e sul mantenimento dello status quo politico in Medio Oriente.

Il realismo politico (molto spesso, intriso di cinismo), con cui il sistema internazionale e le potenze mediorientali guardano fin dall’inizio la rivolta contro al-Asad, sembra indicare un’altra via: vale a dire, quella di una continua recrudescenza degli scontri. Tutti, infatti, armano – ufficialmente o segretamente – le parti in lotta, fomentando una situazione che rischia ancora di più di avvitrasi su se stessa. Ciononostante, occorre tenere sotto controllo la situazione. Le soprese potrebbero essere dietro ogni angolo o confine con la Siria.

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