Le Olimpiadi secondo Zoro (tra giornalisti e luoghi comuni)

Inviati sorridenti con il pass "stampa", feste luccicanti pagate dagli sponsor, Casa Italia e ricchi buffet. Ad ogni Olimpiade i giornalisti di carta stampata e tv raccontano la magia dei Giochi p...

Inviati sorridenti con il pass “stampa”, feste luccicanti pagate dagli sponsor, Casa Italia e ricchi buffet. Ad ogni Olimpiade i giornalisti di carta stampata e tv raccontano la magia dei Giochi più blasonati al mondo, spesso cullati dai soliti cliché che fanno capolino nella case di un pubblico tanto impaziente quanto indifeso.

Ancora prima di Londra 2012, c’era Pechino 2008. E con essa gli stessi eserciti di stampa, pass e paillettes. I reportage stereotipati, le corrispondenze politicamente corrette, gli atleti a scrivere la storia. Lì in mezzo sgomitava Diego Bianchi, in arte Zoro. Blogger, videomaker, autore. E inviato “speciale” a Pechino per seguire le Olimpiadi tra retroscena, ritratti umani e sano cazzeggio alla romana. L’incontro fugace con la nuotatrice Manadou, il biglietto smarrito per la finale di Bolt, le disavventure al posto di polizia.

Armato di videocamera e taccuino, Zoro ha esplorato città, impianti sportivi e sale stampa riportando tutto sul suo blog. “Mia Cara Olimpia” è il titolo della corrispondenza confezionata con dodici racconti di pregiata fattura, un diario di viaggio che non si legge sui giornali, quelle Olimpiadi “che nessun altro inviato poteva raccontare”. I dodici servizi non convenzionali sono oggi diventati un e-book in vendita su Amazon, ma si leggono pure sul blog di Zoro. Con annesso colpo di scena finale e pensiero giornalistico diretto a Londra 2012.

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