Cazza la randaEcco perché, secondo Ichino, Renzi avrebbe fatto bene ad andare all’assemblea del Pd

Dal blog di Pietro Ichino Matteo Renzi aveva due motivi per non partecipare all’Assemblea nazionale, sabato all’Ergife. Uno formale: lui avrebbe potuto partecipare soltanto come osservatore, senza ...

Dal blog di Pietro Ichino

Matteo Renzi aveva due motivi per non partecipare all’Assemblea nazionale, sabato all’Ergife. Uno formale: lui avrebbe potuto partecipare soltanto come osservatore, senza diritto di voto. Uno sostanziale: queste assise di partito sono sovente soltanto una passerella per i notabili e un luogo di ritrovo di quell’”apparato” che il sindaco di Firenze notoriamente non ama. Ma sabato all’Ergife non c’era solo questo: c’erano 615 rappresentanti veri dell’unico grande partito vero di cui oggi il nostro Paese disponga. Un partito impegnato a trovare – e, mi sembra, questa volta lo ha trovato – il giusto equilibrio tra la democrazia “interna”, quella delle centinaia di migliaia di iscritti, e la democrazia “esterna”, quella dei milioni di elettori. Certo, Renzi predilige il rapporto diretto con questi ultimi, gli elettori; ma sa pure che, se il 25 novembre prossimo i suoi molti supporters potranno esprimere il loro voto per lui, questo avverrà perché c’è un grande partito incarnato da iscritti, militanti e dirigenti, che sabato ha scelto di rendere contendibile la propria leadership dando vita a elezioni “primarie” davvero aperte. Questo è il motivo per cui Matteo non perde occasione per ripetere che, anche se perderà, il Pd resterà il suo partito; ed è sincero nel dirlo. Questo, però, è anche il motivo per cui avrebbe fatto meglio, sabato, a venire all’Ergife, anche soltanto nella veste, che per ora gli è data, di osservatore.

Nota: naturalmente condivido le parole sagge di Pietro Ichino. Aggiungo, però, una chiave di lettura, in particolare per i fans di Matteo Renzi, moltissimi dei quali non hanno fatto vita di partito. Chi l’ha fatta sa perfettamente che l’assenza del competitor di Bersani dall’assise di sabato altro non è che un odioso ed antichissimo rituale, largamente utilizzato dalla vecchia nomenkatura che Renzi vuole giustamente cacciare. Un rituale a cui fare ricorso per rifuggire da confronti potenzialmente insidiosi, utilizzando contestualmente la leva dell’atteggiamento distaccato per svuotare di importanza l’oggetto e il luogo di discussione.

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