Argentina agrodolceDall’Argentina mi porto via il Papa

Se dovessi andare via dall’Argentina domani e mi chiedessero cosa mi vorrei portare via, non so se mi sarebbe venuto in mente il Papa, ma da oggi finalmente potrei dirlo. Ero nel bel mezzo dell’Ave...

Se dovessi andare via dall’Argentina domani e mi chiedessero cosa mi vorrei portare via, non so se mi sarebbe venuto in mente il Papa, ma da oggi finalmente potrei dirlo.

Ero nel bel mezzo dell’Avenida Callao quando i clacson hanno cominciato a suonare. Non mi risultava fosse in corso nessuna partita a quell’ora. Allora ho guardato l’espressione sulle facce intorno a me, in cerca di riposte, finché ho sentito bisbigliare “Papa” e ho avuto un attimo di titubanza: Scola o Scoenborn? No, Bergoglio. Il Papa è argentino, ed è il primo Papa sudamericano.

Gioia, esultazione, grandissima emozione. Questo è il paese delle emozioni forti, tutti i giorni, ma oggi lo è stato in particolar modo. Quale nota più dolce il poter scrivere da qui che il Papa è argentino, gesuita, e che si chiama Francesco, come quel santo d’Assisi che tutti amiamo, e a cui Bergoglio fedelmente si ispira. Uomo umile, conciliatore, disponibile, semplice e austero, impegnato nel sociale, che risponde alle telefonate personalmente (senza biosgno di segretari), che va in giro in colectivo (autobus pubblico), che fa le code come tutti i comuni mortali. Quale miglior immagine per l’Argentina avere una guida spirituale che li rappresenti nobilmente nel mondo, controblianciando così chi li rappresenta politicamente?

Emozione, emozione, emozione e una grande sorpresa.

E adesso a Messa nella Cattedrale: la plaza de Mayo, l’Avenida Rivadavia e le vie attigue sono piene di cattolici esultanti, sulle cui facce si nota gioia, orgoglio e speranza. Habemus Papa Francisco y es argentino, che poi è anche un pò italiano.

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