La schiena di GinoLe vite (negli Stati) degli altri

Nel 2006, uscì nelle sale uno stupendo film di Florian Henckel von Donnersmarck che indagava e denunciava il controllo sulla popolazione nella DDR da parte della Stasi. Ambientato nella Berlino Es...

Nel 2006, uscì nelle sale uno stupendo film di Florian Henckel von Donnersmarck che indagava e denunciava il controllo sulla popolazione nella DDR da parte della Stasi. Ambientato nella Berlino Est alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso, Le vite degli altri ‘celebrava’ un fatto ormai lontano nel tempo. La fine dei totalitarismi novecenteschi, almeno in Occidente, sembrava aver inaugurato una fase di trasparenza nel rapporto tra cittadini e autorità statuali, oltre che una minore attività di controllo reciproco tra le diverse unità del sistema internazionale.

In realtà, come le continue (quasi quotidiane) rivelazioni del Datagate testimoniano, il ‘vizio’ della politica di entrare nella vita dell’uomo non è affatto scomparso. Era difficile, se non improbabile, che ciò accadesse. D’altronde, le attività di spionaggio – interne e internazionali – sono sempre esistite. Il mantenimento della sovranità e il perseguimento della potenza sono ‘connaturate’ all’età del Leviatano, ossia dello Stato moderno.

Ciò che appare paradossale e ironico è il fatto che artefice (ben consapevole) di una tale azione di controllo sistematico sulla vita di milioni di persone (cittadini americani, politici alleati, Paesi rivali) sia Barack Obama. Al di là della retorica sulla discontinuità con George W. Bush, l’attuale Presidente degli Stati Uniti si era infatti presentato fin dal tempo della sua prima campagna presidenziale come ‘alfiere’ di un’America che aveva compreso la sua bellicosa tracotanza, i suoi sogni infranti di innocenza. In altri termini, egli sembrava voler dire al mondo che gli Stati Uniti avevano capito i propri limiti. Non è stato così.

In un secolo, quello che stiamo vivendo, in cui – come ha giustamente sottolineato Joseph Nye sul Washington Post – più che essere completamente soppiantata da qualche altra potenza (per esempio, la Cina), l’America dovrà fare i conti con l’ascesa degli ‘altri’, l’essere “primi tra (quasi) pari” dovrebbe suggerire maggiore attenzione nelle proprie azioni all’interno del sistema globale. Gli Stati Uniti, molto probabilmente, dovrebbero avere più interesse nel perseguire una politica estera umile e lungimirante, piuttosto che spiare le vite (negli Stati) degli altri.

Twitter: @LucaG_Castellin

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