Spesso la Camera è ancora deserta. Grillini compresi

Lunedì, ora di pranzo. Poco fa. L’Aula di Montecitorio sta discutendo una proposta di legge che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Seduti sui banchi di maggioranza e oppos...

Lunedì, ora di pranzo. Poco fa. L’Aula di Montecitorio sta discutendo una proposta di legge che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Seduti sui banchi di maggioranza e opposizione seguono i lavori 16 deputati. Sedici. Otto del Movimento Cinque Stelle, il resto più o meno egualmente distribuito tra le altre forze politiche.

Bando a qualsiasi populismo. Il lunedì quasi tutti i parlamentari sono sul territorio, la politica del resto si fa anche da lì. Peraltro all’ordine del giorno non c’era alcun voto, solo l’avvio della discussione generale. Il tema, poi, era particolarmente specifico. Non tutti gli eletti sono interessati o hanno le competenze per seguire un provvedimento così particolare. Insomma, nulla di male. Soprattutto nulla di nuovo. 

Eppure qualcosa stona. Solo pochi mesi fa il Paese era stato avvertito che i tempi sarebbero cambiati. Tuonando contro l’assenteismo e il malcostume delle sedute deserte di Camera e Senato, a maggio il Movimento Cinque stelle aveva persino avanzato una proposta: legare la diaria dei parlamentari alle reali presenze in Aula. Una proposta di buonsenso, peraltro. Che oggi sarebbe costata una riduzione in busta paga anche a loro. 

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