La salute del serpenteEpidemie sociali

Ritorno della polio in Europa, rischio per il vecchio continente.   La notizia rimbalza su tutti i quotidiani dopo la pubblicazione su Lancet delle affermazioni di due infettivologi tedeschi legate...

Ritorno della polio in Europa, rischio per il vecchio continente.

La notizia rimbalza su tutti i quotidiani dopo la pubblicazione su Lancet delle affermazioni di due infettivologi tedeschi legate all’epidemia in Siria e dei profughi che fuggono dalla guerra, qua diretti.

Lo spettro della polio, il cui ultimo caso in Italia risale al 1983, riappare con tutta la sua corte di effetti permanenti prodotti.

E per associazione di idee si accompagnano ad altre malattie epidemiche che spaventano.

Immagine Armadilla Onlus

Diventa assai facile gridare all’untore, tutta colpa dei migranti, si dice, in fuga forzata dal paese di origine, degli extracomunitari, si ripete, che però tanto ‘extra’ non sono più per essere diventati ormai stanziali, dei clandestini del fenomeno della globalizzazione, dei derelitti della società, dei sopravvissuti all’indigenza e ai margini della vita.

Chiusi nella nostra presunta identità e superiorità culturale, anche la salute diventa una bandiera di difesa contro l’altro.

Ma salute significa un confronto con malattie che apparentemente non ci toccano più, perché i virus e i batteri sono sempre lì, in agguato, senza guardare il colore della pelle o il paese di origine.

Sono solo più aggressivi laddove la denutrizione, la malnutrizione, le precarie condizioni igieniche, la povertà sono la cornice di una vita impossibile, ma dilagano pure in luoghi dove invece dovremmo curarci, come negli ospedali.

Se guardiamo indietro, la storia è costellata da epidemie che hanno falcidiato popolazioni, quasi sempre portate dalla migrazioni di popoli, un fenomeno che dunque non è solo attuale oppure sono state le epidemie stesse armi di sterminio nelle conquiste coloniali.

E poiché ad una causa segue un effetto, dalla storia abbiamo imparato che è proprio in seguito alle gravi malattie che si attivano le misure utile a contrastarle e debellarle.

Per esempio, fu la diffusione del colera che alla fine del XIX secolo spinse l’Italia ad intraprendere una serie di provvedimenti per proteggere la popolazione come il risanamento delle condizioni igieniche e sanitarie delle città e a Londra fu costruito in brevissimo tempo un impianto fognario che deviasse i liquami.

Perciò i momenti di maggior rischio ci devono servire per tenere alta la guardia sulle malattie, legate alla comunità.

Polio, tbc, scabbia sono sempre nelle prime pagine delle notizie gridate, mentre poco si parla delle epidemie striscianti, contratte nelle nostre sale operatorie o nelle camere ospedaliere, infezioni non portate dalla migrazione e che, qui in Italia, corrispondono a 6,6% dei ricoveri, un po’ sopra la media europea.

La recrudescenza delle epidemie cosidette sociali evidenzia il forte rapporto di queste ultime con l’ambiente in un momento nel quale l’attenzione è invece quasi tutta concentrata sulle malattie cronicizzate del singolo individuo, cioè quelle degenerative e cardio-vascolari, legate prevalentemente allo stile di vita.