La salute del serpenteMelatonina rivoluzione nei dosaggi

Nel cuore della notte gli occhi sono fissi al soffitto, nero in una nera omogeneità, rotta solo dalla geometria di linee rosse che segnano l’imperturbabile passare dei minuti: due, due e 10, due e ...

Nel cuore della notte gli occhi sono fissi al soffitto, nero in una nera omogeneità, rotta solo dalla geometria di linee rosse che segnano l’imperturbabile passare dei minuti: due, due e 10, due e 20 due e 45, tre, quattro fino agli albori del nuovo giorno che filtrano dalla serranda mal chiusa.

Un’altra notte in bianco, che poi si dovrebbe dire in nero, vuoi per il pessimo umore che si impossessa di noi, vuoi per il buio e il continuo girarsi e rigirarsi da un fianco all’altro sotto le lenzuola stropicciate e tartassate.

E non servono i rimedi conosciuti del passaparola, leggere, guardare la televisione, alzarsi a bere un bicchiere di latte o peggio divorare nervosamente uno spuntino notturno.

No, la notte così diventa interminabile parimenti alla stanchezza che si accompagna all’avvicinarsi dell’alba.

Tutta colpa dei nostri ritmi fisiologici o circadiani che non funzionano più a dovere. 

Colpa anche di quell’ ormone  chiamato melatonina, prodotto proprio al calar delle tenebre e con un  picco di produzione fra le due le quattro del mattino, e che, col passare degli anni, si riduce,  spiegando, almeno in parte, l’insonnia di cui soffrono gli anziani.

E’ presente anche negli alimenti, come il cacao, fonte principale del prezioso alleato del sonno, come pure nella frutta secca, banane, ciliegie. Fa capolino nelle tisane di tè verde, salvia e menta.

La melatonina non è un ipnotico in senso tradizionale perché non determina un rapido incremento del sonno, ma produce un rallentamento generale delle varie funzioni dell’organismo, tale da ben predisporre all’addormentamento.

Essa si distingue dai comuni farmaci benzodiazepinici, perché non causa variazioni degne di nota nella durata fra il sonno REM e il non REM, cioè fra quei segmenti caratterizzati dal rapido movimento degli occhi.

Poiché è una molecola fisiologica, per lo più prodotta dalla ghiandola pineale (epifisi), non può essere brevettata come tale a livello farmacologico: ecco dunque spiegato il proliferare di più e più integratori con indicazioni varie a vari dosaggi, collocati nella parte ‘calda’ della classifica dei prodotti più venduti.

Ma tale mercato è destinato a cambiare rotta entro il 31 dicembre 2013, quando la melatonina potrà essere commercializzata come integratore solo allo 0,5 o 1 mg.

Gli altri prodotti da due mg in su non saranno più presenti negli scaffali degli integratori delle farmacie o delle erboristerie e parafarmacie ma verranno probabilmente promossi a farmaci anche se si avvalgono della compagnia di altre sostanze coadiuvanti il sonno, come la valeriana, la passiflora e l’iperico, la melissa le vitamine e i sali minerali.

Il provvedimento, infatti, fa seguito aIla circolare n. 27074 del 24.06.2013 (Rivalutazione degli apporti ammessi di melatonina negli integratori alimentari del  Ministero della Salute), che a sua volta si appella al  Regolamento Europeo 432/2012 con il quale è stato istituito l’elenco dei claims, cioè delle frasi autorizzate per gli integratori a base di vitamine, minerali e altre sostanze.

Per la melatonina i due claims consentiti sono:

  1. contribuisce ad alleviare l’effetto del jet-lag, effetto che si ottiene con un minimo di 0,5 mg di melatonina
  2. contribuisce alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno, effetto che si ottiene con 1 mg di sostanza.
A questo punto che fine faranno gli altri dosaggi?

Al momento non è dato saperlo e spetterà all’AIFA “l’ardua decisione”,  perché quale industria farmaceutica  avrà interesse a produrre una molecola non brevettabile e di basso costo?