Vanilla LatteIl sogno americano di Giorgio Tavecchio, l’italiano alla conquista della NFL

Giorgio Tavecchio vuole entrare nella storia. Nato a Milano nel 1990, da padre italiano e madre statunitense, tifosissimo dell'Inter e cresciuto a pane e calcio fino al liceo, dove dimostrò doti da...

Giorgio Tavecchio vuole entrare nella storia. Nato a Milano nel 1990, da padre italiano e madre statunitense, tifosissimo dell’Inter e cresciuto a pane e calcio fino al liceo, dove dimostrò doti da discreto centrocampista, nel corso della sua brillante carriera universitaria al prestigioso ateneo di Berkeley, in California, ha sfoggiato un innato talento per il football americano, diventando una stella dei Golden Bears. Dopo anni di successi, culminati con la conquista del trofeo Emerald Bowl, il giovane kicker sta ora correndo verso una meta ancora più importante, e vuole diventare il primo italiano a entrare nell’olimpo della NFL, la National Football League, il campionato dei professionisti.

A voler essere pignoli, un precedente già ci sarebbe, e si tratta di Massimo Manca, anche lui kicker, che nel 1987, quando il football veniva trasmesso sulle reti Fininvest grazie al contenitore “American Ball” con Dan Peterson e Guido Bagatta, giocò tre incontri indossando la casacca dei Cincinnati Bengals. Ma Giorgio Tavecchio punta più in alto. Non vuole fare una comparsata o una fugace apparizione tra i professionisti, ma recitare un ruolo da protagonista. Insomma, non come il cestista Stefano Rusconi, primo italiano a varcare la soglia della NBA (assieme a Vincenzo Esposito dei Toronto Raptors), che durò solamente 7 partite con la maglia dei Phoenix Suns di Charles Barkley, pari a 30 minuti e 8 punti totali, salvo poi essere assalito dalla nostalgia dell’Italia, e di minutaggi migliori. Altri tempi, quelli dei primi pionieri, quando gli italiani erano visti come “oggetti misteriosi”, alieni dello sport USA, e quindi relegati in panchina. Tavecchio vuole fare il suo ingresso dalla porta principale, ed entrare a far parte della generazione di Andrea Bargnani, di Marco Belinelli, di Danilo Gallinari, di Gigi Datome, (sempre più) nutrita compagine di compatrioti con ruoli importanti nella National Basketball Association, e del ligure Alex Liddi, primo italiano nella storia della Major League Baseball. Manca solo il football, manca solo Giorgio. E lui vuole arrivare, per restarci.

Il giovane italo-americano ha già sfiorato il traguardo in due differenti occasioni. Prima, nel maggio 2012, con i San Francisco 49ers, tre buone partite di pre-season, senza tuttavia essere confermato nella stagione regolare; quindi, nel 2013, alla corte dei Green Bay Packers, esperienza culminata con la firma di un contratto triennale, non entrato in vigore per il “taglio” avvenuto ad agosto. Ora, mentre nella NFL si disputano i playoff e si avvicina la fatidica data del Super Bowl, una nuova chance. A darne l’annuncio, lo stesso Giorgio, sulla sua pagina Facebook: “Ciao! Sono felicissimo di poter dire che i Detroit Lions mi hanno messo sotto contratto ieri. Mi sento molto lusingato per questa nuova opportunità e sono molto grato di poter continuare con questa gran avventura di football. Dio volendo, il terzo giro sarà quello giusto. Vi ringrazio per il grandissimo supporto e auguro un Buon Anno Nuovo a tutti quanti!”.

Dopo San Francisco e Green Bay, una nuova sfida, in una formazione che non si è qualificata nella fase finale della stagione, e che, al momento, risulta essere priva di un kicker titolare. Il 2014, dunque, non poteva iniziare meglio, per l’atleta milanese dall’accento californiano, e per la folta schiera di suoi sostenitori su entrambe le sponde dell’Atlantico, che fanno il tifo per lui, che non vedono l’ora di poter acquistare una divisa ufficiale NFL con il suo numero e il suo nome stampati sul retro, e che desiderano fortemente che Giorgio Tavecchio conquisti un posto da titolare, o comunque nel “roster” della squadra del Michigan. La storia, la strada in salita, l’obiettivo difficile, il talento, l’impegno, il traguardo mancato e le seconde chance: gli ingredienti per la ricetta del “sogno americano” ci sono tutti. Ne manca solo uno, per completare il piatto: il successo finale. Forza Giorgio.

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