Non aprite quelle porteCinque multe da introdurre sui mezzi pubblici

Ah, il mezzo pubblico, gioia e dolore della nostra quotidianità, amore e morte della nostra pazienza. A volte ci coccola, a volte ci indispettisce, a volte ci tempra; a volte – addirittura – divent...

Ah, il mezzo pubblico, gioia e dolore della nostra quotidianità, amore e morte della nostra pazienza. A volte ci coccola, a volte ci indispettisce, a volte ci tempra; a volte – addirittura – diventa una prova di sopravvivenza così irta di difficoltà che in confronto Pechino Express è una passeggiata in centro a guardare le vetrine.
Certo, in treno, in tram, in autobus non ci sono peni di animali imprecisati da mangiare, ma ci sono – purtroppo – pene da sopportare. Tante pene. Troppe pene. Pene spesso derivanti da viaggiatori che il buon senso l’hanno lasciato sul letto insieme al pigiama.
Ci sono diversi comportamenti (tralasciando gli ovvi, come il non lasciar scendere prima di salire, e quelli di cui ho parlato spesso, come la manicure in treno), infatti, che andrebbero multati. Eccone cinque, come promemoria per tenere alta la soglia di attenzione. Perché sul mezzo pubblico basta una frenatina e bam! si finisce con il naso in un’ascella non sempre felice, anzi, spesso commossa.

1. Salire sui mezzi quando si emana lo stesso profumo di una stalla sovraffollata
La doccia, per certuni, è diventata quello che per Max Pezzali era la ragazza dei sogni: un mito. Puzzare di schifo già alle sei del mattino dovrebbe essere considerato illegale. E invece no, alcuni lo trovano piacevole e quello che risparmiano in acqua e sapone lo investono in colazioni. A base di topi morti.

2. Schiacciarsi i punti neri a vicenda
Qualche coppia – ahinoi – pensa che questa pratica sia direttamente proporzionale all’amore provato. No, fa solo ribrezzo. Non credo ci sia altro da aggiungere.

3. Fotografare a tradimento gli altri per schernirli sui social
Funziona così: uno guarda il compagno di viaggio e pensa che le sue scarpe rotte o la sua pancetta rilassata siano indegne di dividere il mezzo pubblico con lui, così perbene e a modino, quindi estrae il telefonino, scatta, posta in rete e aspetta fiducioso like e commenti.
Io aspetto fiduciosa che Madre Natura ci ridia i dodo e si prenda queste persone in cambio.

4. Dimenticarsi di quelle appendici che rispondono al nome di trolley e ombrello
Il trolley e l’ombrello sono oggetti simpatici e utili, ma purtroppo non si smaterializzano quando stanno agganciati al braccio o trotterellano felici dietro il loro possessore. Capita così che gente sulle scale trafigga vittime innocenti con ombrelloni degni di una spiaggia a Forte dei marmi e che altra gente sulla banchina della metropolitana, ad esempio, abbatta incolpevoli pendolari con valigie che ancora non hanno imparato a evitare la folla da sole, ‘ste pigrone.
Ricordo che le rotelle dei trolley servono per agevolarne il trasporto; non sono dei piccoli stargate che li catapultano in un’altra dimensione.

5. Grattarsi il pacco
Cosa ci sia sempre da toccare e sistemare non l’ho mai capito. Prude davvero così tanto? È così ingombrante che dopo un po’ dà fastidio? Una nuova disciplina orientale prevede che bisogna cambiargli orientazione ogni tot minuti per riallineare i chakra? È un orologio con una sola lancetta che bisogna spostare a mano? Chi lo sa, chi lo sa.
Quel che è certo è che la sistematina è un po’ come la Pasqua: quando arriva, arriva. A volte proprio mentre tu sei seduta occhi negli occhi con l’irrequieto gioiello.
Quanto impegno, signore. Serve una mano?
 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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