Bar Lezzi – dal 1924Mulini a vento che si credono Don Chisciotte

Temo il caos sociale. Temo l'odio che, incontrollato, cresce nel quotidiano verso tutto e tutti. Dovevamo restare in contatto tra noi ed invece, nel grande magazzino delle informazioni sociali, ci ...

Temo il caos sociale. Temo l’odio che, incontrollato, cresce nel quotidiano verso tutto e tutti. Dovevamo restare in contatto tra noi ed invece, nel grande magazzino delle informazioni sociali, ci siamo ridotti ad utilizzatori seriali di titoli di giornali mai approfonditi.

I fatti di Catania – dei coniugi catanesi uccisi senza alcun motivo degno di considerazione umana – scrivono una brutta pagina della cronaca di un paese intero. Non starò qui a scrivere del dolore di una famiglia e dello sfogo irrazionale che si scaglia contro tutto e tutti. Non parlerò delle ragioni che hanno spinto a trattenere in carcere il giovane ivoriano. Non voglio assolutamente sapere, oggi e qui, quale falla nel sistema di accoglienza ai migranti stia sfuggendo al controllo delle autorità competenti.

L’amore ai tempi delle società fluide non è facilmente raggiungibile. La crudeltà, le ingiustizie, l’intolleranza diventano il companatico poco ideale di una vita idealizzata.

Oggi e qui, nel ruolo di giudice e giurato, punto, con disgusto, il dito contro il giornalismo e l’informazione italiana. Parole in 140 caratteri, come una lingua che batte dove il dente duole, che lasciano trapelare voci sulle indagini e sulle considerazioni personali degli inquirenti. Una nazione allo sbando che, a reti unificate nella sicurezza dei divani di casa e nel piacere della routine quotidiana, sostituisce l’iter procedurale penale ed il sistema accusatorio. Le pantofole ed i plaid si imperniano tra le indagini preliminari ed un processo ideale celebrato innanzi alla famiglia italiana. I tribunali si chiudono in assise dietro le finestre serrate nelle contraddizioni umane e sociale dei nostri tempi. Porte che, a doppia mandata, riescono ad appiattire i sorrisi, le urla, i pianti, il sonno che non arriva, il freddo che resta in agguato sui cigli dei pensieri come le vecchie guardie campestri. Da ingiusti vogliamo giustizia. Riduciamo una moltitudine di eventi umani sotto radici quadrate per poi, come necrofagi, attendere la disfatta e postarla in attesa di un click. 

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Linkiesta Paper Estate 2020