Vanilla LatteProfughi dalla Siria, Donald Trump favorevole ad accoglierli negli Usa

L'emergenza immigrazione in Europa è “così orribile”, che l'America dovrebbe fornire accoglienza ai profughi siriani, per quanto possibile. Che ciò possa piacere o meno, ad affermarlo pubblicamente...

L’emergenza immigrazione in Europa è “così orribile”, che l’America dovrebbe fornire accoglienza ai profughi siriani, per quanto possibile. Che ciò possa piacere o meno, ad affermarlo pubblicamente è stato il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump. Non la favorita – per il momento – del Partito Democratico Hillary Clinton, o altri possibili inquilini della Casa Bianca in campo per entrambi gli schieramenti. Bensì, il candidato in vetta nei sondaggi sul fronte Repubblicano, lo stesso che, tra i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale, ha la proposta di costruire un muro tra Usa e Messico per limitare l’immigrazione clandestina. Lo stesso che, agli occhi dei più critici, su entrambe le sponde dell’Atlantico, viene visto alla stregua di un pericoloso fascistoide che vuole trascinare gli States indietro di decenni.

È accaduto nel corso della trasmissione “Morning Joe” sulla rete MSNBC, condotta da Joe Scarborough. Nel corso della puntata del venerdì mattina, la giornalista Cokie Roberts gli ha posto una domanda diretta. “In questi giorni abbiamo visto moltissime immagini orribili di quanto sta accadendo in Europa con i rifugiati: dovremmo lasciare entrare alcune di queste persone nel nostro Paese?”. Trump, in collegamento telefonico, ha risposto senza esitazione: “Abbiamo così tanti problemi, e la risposta è, possibilmente, sì”. Il magnate, che continua la sua ascesa verso la conquista della nomination del GOP, ha quindi aggiunto che l’Europa sta “gestendo” la situazione e che “la Germania è stata molto generosa finora” — un elemento, quest’ultimo, da lui definito “molto sorprendente”.

Trump ha quindi aggiunto, da buon isolazionista vecchio stile, che gli Usa dovrebbero innanzitutto risolvere i loro problemi interni prima di intervenire nel mondo e assistere altri paesi (“Ci sono i nostri confini che sono la preoccupazione principale”), non risparmiando critiche nei confronti dell’intervento militare in Iraq e degli aiuti americani all’Egitto. Non sarà stata accompagnata da grande entusiasmo, ma si tratta pur sempre di un’apertura, da parte del personaggio che, almeno all’apparenza, meno sembrava disponibile a puntare in quella direzione. Il quale, ancora una volta, è riuscito a spiazzare pubblico, commentatori e avversari, confermandosi il candidato più imprevedibile della corsa del 2016.

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