Ho visitato molti luoghi. In alcuni mi sono sentita così bene che ho pensato di fermarmi; altri mi hanno affascinata così tanto da sognare di ritornarci; altri ancora mi hanno regalato consapevolezza e bei ricordi. Eppure il luogo più bello che ho visitato, o che devo ancora vedere, arriverà sempre al secondo posto rispetto a quello verso cui torno sempre ubriaca di felicità: la mia riviera ligure.
Che io debba allontanarmi per qualche ora, per qualche giorno o per qualche settimana dal mio mare, sono consapevole di avere questa grande debolezza che è la nostalgia di lasciare qualcosa che è parte di me, che è la mia essenza più profonda, ciò che mi appartiene e mi rappresenta. È la creazione di un’inevitabile simbiosi con la meraviglia che, dal momento in cui sono nata, ha iniziato a circondarmi.
Li conosco a memoria. Come fossero dettagli di un acquerello che trasferisco dalla mia mente al foglio da disegno, i contorni e le tonalità della costa ligure che si estende davanti ai miei occhi, quando li guardo dalla spiaggia; sono talmente memorizzati che se mi venisse chiesto di tracciarli, senza guardarli, non fallirei.
Ogni volta che parto lascio qui una parte di cuore, sepolto in un punto preciso sotto la sabbia, perché possa nutrirsi di ossigeno ed i moti delle onde possano inviarmi i giusti impulsi per sorridere, ovunque io sia. Lo lascio qui perché ha bisogno di cieli azzurri, del calore del sole e del bagliore della luna, di cieli stellati, albe colorate e del vento che possa spazzare via tutto ciò che non serve. E poi lo lascio qui perché la sabbia possa proteggerlo come farebbe una grande conchiglia: capace di fare da scudo a ciò che porterebbe soltanto scompiglio, ma disposta ad aprirsi per accogliere meraviglie e sorprese. Gratitudine è il sentimento che nutro ogni volta che torno qui per scavare sotto la sabbia, riprendere il mio cuore, e sentirlo battere forte.
“Fin dove si stende la vista, qui regna l’attimo. Uno di quegli attimi terreni che sono pregati di durare”
– Wislawa Szymborska –