L'onda perfettaLondra, la città in cui si diventa grandi

È l'odore di moquette a ricordarmi di Londra. Forse perché lo associo alla prima volta in terra inglese, in quella cameretta di un college localizzato nella campagna del Kent, dove la moquette la s...

È l’odore di moquette a ricordarmi di Londra. Forse perché lo associo alla prima volta in terra inglese, in quella cameretta di un college localizzato nella campagna del Kent, dove la moquette la si trovava ovunque.
Sono tornata a Londra tantissimi anni dopo con una valigia in cui hanno trovato spazio soltanto regali. I bambini a cui li ho portati li apriranno la mattina successiva al mio arrivo, davanti alla tavola preparata per la colazione. Un pacchetto ciascuno riposto silenziosamente la sera prima, mentre con lei ripercorrevamo gli anni che hanno preceduto il nostro diventare grandi. E l’indomani ritrovarla negli occhi dei suoi bimbi, seduti davanti ad una tovaglietta colorata su cui ogni mattina riporre la ciotola di latte e porridge, che lo sapranno soltanto quando diventeranno adulti a loro volta quanti sacrifici comporta moltiplicare una tavola da due posti a cinque. Diventare grandi significa soprattutto sapersi assumere la responsabilità di crescere qualcuno che possa avere un destino migliore del tuo. E allora Londra sia.
Questa città in cui si diventa adulti e neanche te ne accorgi, saranno le persone che verranno a trovarti a fartelo notare, partite soltanto per trascorrere del tempo insieme e commuoversi nel rendersi conto che possiamo creare grandi cose. Una famiglia, ad esempio.
Londra è una scala di legno di tre piani, ricoperta di moquette, che scricchiola mentre salgono e scendono bambini che fanno l’allegria di una casa; è la loro espressione nel momento in cui scartano il proprio pacchetto regalo. Londra è il golfino a maglia che la signora inglese, seduta accanto a me sul bus, sta finendo di sferruzzare; e allora anche se vivi in una città fredda, ma hai chi si prende cura di te, non devi temere nulla.
Londra è Hamleys in Oxford Street da cui sono uscita con una scatola di Lego. Chissà che in quella scatola, mentre si è intenti a costruire, mattoncino dopo mattoncino, non sia nascosta anche la soluzione per creare qualcosa che abbia quel profumo familiare di moquette, latte e porridge.

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