È una giornata calda di inizio luglio. Mi sveglio in un mercoledì carico di luce e cielo azzurro che ha un solo difetto: tra poche ore dovrò lasciare New York e le mie abitudini americane che mi hanno fatta sentire a casa. Aleggia sempre un velo di malinconia nelle ore che precedono un ritorno e, per far sì che si possa alleggerire questo stato d’animo, lo avvolgo nella meraviglia dei riti che precedono una partenza: gli ultimi acquisti; gli arrivederci ai luoghi del cuore; le promesse da mantenere; i sorrisi che hanno caratterizzato determinati momenti.
Non ho tempo per concludere questo viaggio con una delle mie abitudini newyorchesi che ho più adorato: fare la spesa dal Whole Foods di Columbus Circus, per poi attraversare la strada, cercare un bell’angolo di prato di Central Park sul quale sistemarmi per consumare il pasto estraendo una ad una, come fossi un mago che tira fuori dal cappello i suoi giochi di prestigio, le vaschette di cibo dal sacchetto di carta riciclata che consegnano orgogliosamente alle casse. Ho imparato tante cose osservando le persone che hanno condiviso il mio stesso spazio durante la pausa pranzo.
Decido così di incamminarmi verso Astoria Park ed osservare Manhattan al di là dell’East River dedicando il tempo a ripercorrere con la mente le mie bellissime giornate americane.
Seduti sul prato a pochi metri di distanza da me ci sono un nonno con il proprio nipotino, mi diverto ad osservarli mentre danno da mangiare ad alcuni scoiattoli attirati dal profumo del pane: le briciole passano lentamente dalla mano grande del nonno a quella piccola del nipote ed è in quel gesto che è racchiusa la continuità della vita. È il nonno a rivolgersi a me dicendo: “Vede, ci sono gli scoiattoli anche qui. La gente si ostina ad andare a Central Park”, come se avesse ascoltato il mio pensiero.
Gli confesso che fra poche ore mi attende il volo di ritorno e che, nonostante sia contenta di tornare, una parte di me vorrebbe fermarsi qui. Mentre segue con lo sguardo il nipote, intento e concentrato ad osservare gli scoiattoli che lo circondano, mi racconta la sua storia di immigrato, di come la sua famiglia sia riuscita a dare valore al tempo ed al sacrificio creando con una piccola bottega di alimentari, il futuro per le generazioni che si sarebbero succedute. Mi racconta che ora è arrivato il momento che si prenda cura dei nipoti mentre i genitori sono al lavoro, gli faccio notare quanto siano fortunati ad avere una guida come lui che li accompagni nei primi anni di scoperta del mondo; che gli possa trasmettere quegli stessi valori con i quali lui è cresciuto; che possano sentirsi al sicuro mentre racchiudono le loro mani piccole e giovani nella sua, grande e forte; che possa indirizzarli lungo la strada da percorrere.
Da un sacchetto diverso da quello degli avanzi del pane, tira fuori due biscotti: uno lo dà al nipotino così che possa arrivare al pranzo meno affamato, l’altro lo offre a me. È un biscotto a doppia farcitura, sfornato nella panetteria di famiglia di cui mi ha raccontato. Me lo offre augurandomi un buon rientro a casa, mi chiede di salutargli l’Italia e mi augura di potermi sentire sempre come la farcitura di quel biscotto tra i due medaglioni di pasta frolla. Che io possa sempre sentirmi protetta.
Li saluto e li seguo con lo sguardo mentre si dirigono alla fermata dello scuolabus per attendere il nipote più grande di ritorno da un campo estivo. Mi sorprendo ancora una volta della gentilezza dei newyorchesi che non può lasciarti indifferente, ma che soprattutto non si può non notare. Ovunque abbia viaggiato ho sempre trovato situazioni piacevoli, persone ben disposte, educate, bei ricordi di incontri preziosi. Ma New York è la città della gentilezza e se sei predisposto a vedere la bellezza di gesti semplici ma non scontati, arrivando qui potrà capitarti di assistere a piccole meraviglie del quotidiano. Metto insieme alcune delle situazioni che mi hanno portato a questa riflessione: la signora di mezza età di origini asiatiche con cui ho condiviso un tavolo a pranzo e che prima di andarsene mi dice “you’re so pretty”; tutte le volte che entrando in un negozio qualunque sono stata accolta da commessi sorridenti che salutano, chiedono come stai ed augurano buona giornata; e quante volte ai tornelli della metropolitana mi sono trovata in difficoltà con l’abbonamento e qualcuno, dal tornello al fianco al mio, ha preso la mia mano per aiutarmi a strisciare quel pezzo di plastica nella maniera corretta; e poi tutte le volte che qualcuno si è seduto al mio stesso tavolo chiedendo prima il permesso ed ancora a quanti ho chiesto per favore di scattarmi una fotografia e mi sono sentita rispondere “for sure, honey“. Queste e tante altre manifestazioni di buon cuore, mi hanno ricordato quanto sia gratificante incontrare l’umanità e quanto sia così facile associare New York alla gentilezza. Incontrarla, saperla riconoscere e valorizzarla è un’abitudine a cui non si è mai abbastanza allenati. Grata di questi incontri torno verso quella che qui ho chiamato casa, sorridendo al pensiero di sentirmi protetta come la farcitura di un biscotto di pasta frolla.