Non aprite quelle porteIo non voglio un corpo perfetto

Apro il Corriere online, scorro i titoli, arrivo a questo: Chili in eccesso e look trasandato: la sexy Kelly di Beverly Hills non esiste più. Poco sopra, lo stesso giornale si preoccupa della presu...

Apro il Corriere online, scorro i titoli, arrivo a questo: Chili in eccesso e look trasandato: la sexy Kelly di Beverly Hills non esiste più. Poco sopra, lo stesso giornale si preoccupa della presunta anoressia di Angelina Jolie, forse per ripulirsi la coscienza dopo aver additato una 44. Qualche giorno fa, sempre sul Corriere, ancora sbigottimento per Jennie Garth: Sovrappeso e irriconoscibile, ecco Kelly di Beverly Hills.

Irriconoscibile.

Chi fa i titoli non ha la mano leggera, né – a quanto pare – la vista buona. Jennie Garth non ha più il fisico di quando a vent’anni interpretava il ruolo della biondina più bella della scuola; Jennie Garth è una donna normale. Ma dai? Che scandalo, eh.

Questi articoli mi fanno venire in mente una giusta protesta che ho visto tempo fa sulla pagina Facebook di Veronica Benini contro una casa di cosmetici che si serve del corpo ritoccato e smerigliato a colpi di Photoshop di una modella per pubblicizzare prodotti su misura per un corpo perfetto.

Per un corpo perfetto.

Quello che Kelly di Beverly Hills non ha (più).

Nemmeno io.

Nemmeno tot miliardi di esseri umani.

Nemmeno chi critica, spesso con ferocia, questi tot miliardi di essere umani e poi, per potersi guardare allo specchio, si preoccupa dell’eccessiva magrezza di Angelina Jolie.

Nemmeno chi scatta foto a tradimento agli sconosciuti per prenderli in giro sui social network.

Un corpo perfetto.

Non so nemmeno bene cosa sia, un corpo perfetto. Quello di Gisele Bündchen, forse. Quello di Roberto Bolle. Quello delle persone che con il loro corpo ci lavorano. Non lo so.

Ma so bene, invece, cosa è un corpo imperfetto.

È il corpo di chi si alza alla mattina con gli occhi del panda e tenta di togliere l’alone di trucco, salvo poi scoprire che non è trucco, ma occhiaie.

È il corpo di chi va in piscina e ha le chiappe maculate come il costume, solo che non è lycra animalier, ma cellulite.

È il corpo di chi ha cicatrici, dentro e fuori.

È il corpo di chi viene preso in giro per questo e per altro ancora.

È il corpo di chi si sente dire che è troppo grasso, troppo magro, troppo peloso, troppo glabro; che è troppo o che è troppo poco. Ma troppo o troppo poco per cosa, poi?

È il corpo di chi lascia che qualcuno si addormenti sulla pancetta modellata da quel cannolo preso per merenda al posto del gambo di sedano.

È il corpo di chi la crema la spalma, ma per massaggiare e non per mortificare.

È il corpo di chi ha imparato ad amarsi, magari a fatica, e di chi sta imparando a farlo.

È il corpo di chi ha il naso lungo, le orecchie a sventola, i capelli crespi, il seno piccolo, il seno grande, le maniglie dell’amore e la tartaruga solo in giardino. Ed è il corpo di chi riceve carezze anche per tutto questo. Di chi è sexy, anche per tutto questo. Di chi ama ed è amato, anche per tutto questo.

Il corpo imperfetto è semplicemente il corpo, il nostro corpo, quello che contiene anche un cuore e un cervello e che porta i segni della vita. Sembra banale, eppure a volte non è così semplice capirlo, e lo spauracchio del fantomatico corpo perfetto è sempre lì a ricordarci – con la pubblicità, con Photoshop o con i titoloni roboanti – che il nostro non lo è. Ma il nostro è imperfetto per definizione e per costituzione; è imperfetto perché è un corpo vero.

E meno male, mi viene da dire. Meno male.

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