Passione e Competenza per un'Italia miglioreA Industry 4.0 servono manager

La digital transformation non è solo innovazione di prodotto, ma è soprattutto una nuovo modello di business. I sistemi industriali oggi hanno un cuore tecnologico. E poiché per essere competitivi ...

La digital transformation non è solo innovazione di prodotto, ma è soprattutto una nuovo modello di business. I sistemi industriali oggi hanno un cuore tecnologico. E poiché per essere competitivi non basta più saper realizzare il prodotto migliore, bisogna capire quali strumenti e quali competenze terranno in vita l’industria nel nuovo ecosistema.
Queste considerazioni sono state accolte – e finalmente, diciamo in molti – nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva su Industry 4.0 condotta dalla X Commissione della Camera dei Deputati, presentato mercoledì scorso a Montecitorio.
Sono stati individuati i 5 pilastri su cui costruire la Quarta rivoluzione industriale. E ci fa piacere che nelle linee strategiche di sviluppo, accanto alla formazione dei cosiddetti NEET e a una ristrutturazione in senso digital dell’offerta scolastica, si trovi scritto nero su bianco che la formazione lato impresa si debba compiere con il coinvolgimento del middle management.
È impensabile, difatti, che una trasformazione così impegnativa per un’Italia costituita in prevalenza da piccole e medie imprese si possa realizzare senza l’apporto di chi è chiamato a gestire processi, individuare soluzioni moderne, esercitare leadership positive, innovare organizzazione, precorrere tendenze di mercato, puntare lo sguardo oltre confine.
Condividiamo pertanto gli output del serrato lavoro di ricerca condotto, che è stato ricco e completo, e di cui ci sentiamo partecipi grazie al documento che Federmanager ha presentato alla X Commissione e grazie alle attività avviate dal suo gruppo di lavoro su Industry 4.0.
Il documento parlamentare, approvato all’unanimità, è certamente una buona base di partenza per il governo per arrivare in tempi brevi all’emanazione del Piano nazionale per l’Industria 4.0 che questo Paese ancora non possiede. Certamente ha già prodotto un risultato notevole: le istituzioni competenti sono tornate a occuparsi di politica industriale, dopo anni di preoccupante silenzio in cui la nostra vocazione manifatturiera ha dovuto saper bastare a se stessa.
Siamo in ritardo ed è un ritardo costoso. In Germania stanno già lavorando a un ulteriore potenziamento del piano “Industrie 4.0” adottato nel 2011. La “Industrie du futur” francese è partita ad aprile 2015.
Il ministro Calenda si è preso l’onere e l’onore della ownership del progetto italiano. Intervenendo a Montecitorio alla presentazione dei risultati dell’indagine ha mostrato almeno tre qualità. Si è apertamente dichiarato “selettivo”, indicando che il governo aiuterà “solo i migliori, per una competizione al rialzo”. “Coerente”, quando ha manifestato il suo impegno affinché la prossima Stabilità sia una manovra di investimenti.

“Esemplare”, nell’indicare due principi guida per gli investimenti: neutralità tecnologica e neutralità settoriale, in modo da accelerare i processi di sviluppo spontanei e concentrarsi sulla realizzazione delle infrastrutture e degli altri fattori abilitanti.
Le competenze manageriali, però, sono un ingrediente indispensabile per dare concretezza a questa visione. È in ballo il cambio del paradigma di sviluppo economico e sociale, che si realizzerà prima e più compiutamente se sapremo sfruttare la capacità manageriale di cross-fertilization, mettendo in connessione virtuosa il mondo della ricerca, quello delle imprese e quello delle istituzioni.
Puntare sul middle management significa consentire che il piano Industria 4.0 abbia successo dove deve averlo: nelle fabbriche, nei distretti, nei nuovi hub ad alta concentrazione tecnologica.
Non ci resta che auspicare che alla Cabina di regia governativa che si appresta ad assumere la governance del progetto, accanto agli incaricati istituzionali, partecipi anche una rappresentanza di questo management che, su questo tema, è già attore protagonista.

Paolo Cucinotta e Dina Galano (Federmanager)

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