Generazione Harry PotterBEBE NON È UN SIMBOLO

Beatrice Vio classe 1997 da Mogliano Veneto ha iniziato a tirare di scherma prima ancora di sedersi nei banchi di scuola e già a sei anni era avviata ad essere l'ennesima fuoriclasse di uno sport...

Beatrice Vio classe 1997 da Mogliano Veneto ha iniziato a tirare di scherma prima ancora di sedersi nei banchi di scuola e già a sei anni era avviata ad essere l’ennesima fuoriclasse di uno sport che ci ha regalato incredibili campionesse e immense soddisfazioni.

A 11 anni Beatrice contrae la meningite e rapidamente subisce l’amputazione sia delle braccia che delle gambe. Non si abbatte, continua a fare sport, e inizia una nuova avventura nella scherma in carrozzina che la porterà ad essere campionessa mondiale under 17 nel 2011, campionessa europea nel 2014 e campionessa mondiale nel 2015. L’oro alle Paralimpiadi di Rio è storia recente, come il viaggio che Beatrice, per tutti Bebe, ha fatto assieme al nostro Primo Ministro Matteo Renzi per incontrare il Presidente USA Barack Obama.

Bebe non è un simbolo per i giovani, la fiorettista trevigiana è molto di più: è un esempio da seguire per una generazione che si è appassionata allo “Yes we can” obamiano ma che troppo spesso si è fermata davanti al pessimismo, alla paura, all’incapacità di fare sogni grandi e provare a realizzarli.

La freschezza che ha portato Bebe in uno dei tanti incontri istituzionali tra Capi di Stato o Governo è la stessa che noi giovani dovremmo portare negli ambienti con i quali entriamo in contatto, provando noi a cambiare loro e non viceversa. Il corpo, segnato dalla malattia di Bebe è uno straordinario manifesto alla bellezza (complimenti a Dior che ha scelto di vestirla) in un tempo dove la forma fisica, il corpo perfetto, sono un mito, spesso e volentieri fine a se stesso, da inseguire e da mostrare, con orgoglio, sui social network.

Con un gesto, per qualcuno elettorale, per altri naturale, Renzi ha scelto una giovane ragazza italiana per il semplice motivo che sa fare qualcosa, si impegna per farlo bene e lo fa meglio di tutti gli altri. Un messaggio passato quai inosservato in quel tritacarne che è la rete, ma di una forza incredibile, un esempio recapitato in mondovisione a milioni di giovani da una ragazza che ha fatto della speranza uno dei suoi punti di forza.

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