Web FactoryLa Comunicazione della CGIL è vecchia. Per questo funziona

La Comunicazione della CGIL è vecchia e ben poco "social". Ed è la sua forzaIl Concerto del Primo Maggio viene ormai sbeffeggiato da tutti sui social network, ed è considerato vecchio e fuori tem...

La Comunicazione della CGIL è vecchia e ben poco “social”. Ed è la sua forza

Il Concerto del Primo Maggio viene ormai sbeffeggiato da tutti sui social network, ed è considerato vecchio e fuori tempo, un insieme di luoghi comuni ammuffiti come tutta la Comunicazione della CGIL.

Ma l’approccio conservativo della CGIL nella sua comunicazione è anche la sua forza.

Rinnovarsi per inseguire il consenso effimero ed estemporaneo di movimenti nati (soprattutto) dal web avrebbe potuto essere deleterio, portandola a snaturarsi e perdere il proprio focus senza guadagnare nulla in termini di consenso.

I sindacati non hanno bisogno di comunicare alle masse. Data anche la peculiare situazione italiana – completa refrattarietà a qualsiasi tipo di cambiamento – hanno sempre preferito metetre pressione sui governi piuttosto che rendersi simpatici al pubblico generalista (e soprattutto ai giovani.)

Se poi la loro idea di comunicazione giovanile è il Concertone, è molto meglio così.

Come detto, la forza della comunicazione CGIL è proprio la sua estrema focalizzazione.

Prendiamo l’esempio della campagna referendaria sui voucher.

La CGIL con i voucher ha fatto un capolavoro di Comunicazione e strategia, utilizzando i mezzi che ha sempre utilizzato e conosce bene.

La CGIL ha sempre avuto una strategia concreta e soprattutto FOCUS. Si sceglie un obiettivo CONCRETO e protesta su quello. Per questo i sindacati riescono a raggiungere i loro obiettivi: concretezza.

I movimenti che si sono formati negli ultimi anni, tipo Non Una di Meno per i diritti delle donne, protestano genericamente contro “tutto” o contro “il Sistema”, con obiettivi vaghi e generici.

Per questo sono destinati al fallimento. Il M5S è un caso a parte, ma anche loro in vari momenti hanno avuto bisogno di porsi obiettivi concreti per andare avanti, e il loro focus iniziale era “l’onestà” nelle istituzioni. Per il resto c’era Casaleggio.

La CGIL per il referendum sui Voucher ha mobilitato TUTTI i suoi iscritti per raccogliere 3 milioni di firme, da lì ha cavalcato l’onda del referendum per il NO puntando tutto sui voucher.

I voucher sono il diavolo? Sono il problema del lavoro in Italia? No, e lo sa anche la CGIL.

Lo sanno tutti, eppure concentrarsi sui voucher ha funzionato, sono diventati un simbolo, tanto nessuno capisce un cazzo di Economia, neanche di base.

Il PD nel frattempo ha sbagliato ogni mossa, non ha elaborato una strategia chiara e coerente. Anzi, non ha avuto proprio nessuna strategia. Gli spin doctor renziani dopo il referendum pare si siano disinteressati alla materia, lasciando campo libero alla CGIL.

Qualcuno ha difeso il Jobs act, altri hanno continuato ad insistere che la colpa dei voucher fosse di Monti (e quindi ammettendo implicitamente che una colpa ci fosse), non è stato fatto nessun tentativo per comunicare sul Lavoro.

Era molto difficile rispondere alla Cgil, ma è mancata una linea condivisa,lasciando i militanti da soli.

Cosa avrebbe dovuto fare il PD per ribattere alla CGIL? Sicuramente era difficile, ma avrebbero probabilmente dovuto avere il coraggio di difendere il jobs act e provare a spiegare ai cittadini come funziona il mercato del lavoro.

Certo, probabilmente avrebbero dovuto cominciare prima, ma il PD si è accontentato di una comunicazione di governo, una celebrazione dei successi senza troppi sforzi.

Naturalmente alla lunga il conservatorismo della CGIL potrebbe portare alla sua irrilevanza. Il problema non è che gli iscritti al sindacato siano vecchi, quanto che non c’è ricambio. Ma il futuro è incerto e nel presente i suo approccio funziona.

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