Vanilla LatteGiorgio Tavecchio e il sogno (americano) che diventa realtà

A dispetto delle apparenze, è tutto fuorché semplice riuscire a dare una corretta definizione, in poche righe, del concetto di “Sogno Americano”. Per comodità, si potrebbe ricorrere a Wikipedia, su...

A dispetto delle apparenze, è tutto fuorché semplice riuscire a dare una corretta definizione, in poche righe, del concetto di “Sogno Americano”. Per comodità, si potrebbe ricorrere a Wikipedia, sulla quale si legge che “Per sogno americano (en. American Dream) ci si riferisce alla speranza, condivisa sia dagli estimatori degli Stati Uniti d’America sia da parte degli stessi abitanti, che attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita e la prosperità economica”. Una descrizione fedele, ma che non riesce a esprimere appieno il concetto di “Sogno Americano”, nella sua profondità e nelle sue sfaccettature.

Per questo, per fare ancora prima, in queste ore possiamo tranquillamente affermare che la migliore definizione dell’American Dream, oggi, è data dal volto sorridente di Giorgio Tavecchio, nato a Milano nel 1990, che nella giornata di domenica 10 settembre 2017 ha fatto il suo esordio negli Oakland Raiders della National Football League, partendo come kicker titolare e regalando alla sua squadra e ai tifosi una performance pressoché perfetta.

Il primo italiano a calcare un campo del football professionistico americano da circa trent’anni a questa parte, dopo la breve parentesi di Massimo Manca nel 1987. Il primo italiano a partire titolare nella storia della NFL. Basterebbe già questo, per consegnare alla storia l’atleta formatosi alla University of California, 1.78 metri di altezza per 82 chili di peso. Invece no. Il buon Giorgio, papà italiano e madre statunitense, tifoso di calcio che da bambino sognava di indossare la divisa dell’Inter, ha reso la giornata ancor più memorabile, con un 4 su 4 nei calci, ma soprattutto due field goal messi a segno da oltre 50 yard di distanza, contribuendo in maniera decisiva al successo dei suoi Oakland Raiders contro i Tennessee Titans.

Ma la prestazione nella prima partita in NFL non è che la ciliegina sulla torta. Perché Tavecchio inseguiva questo obiettivo da anni. Ovvero fin dal momento in cui, terminato il college, si affacciò verso il professionismo: era il 2012. Nessuna chiamata al Draft di quell’anno. E poi una lunga serie di provini. San Francisco 49ers. Poi Green Bay Packers. Quindi Detroit Lions. Infine Oakland Raiders. Il copione si ripeteva: le prove, la speranza, poi il taglio prima dell’inizio della stagione ufficiale. Un leit-motiv ripetutosi per quasi cinque anni. Anche questa stagione, lo scenario stava per proporsi ancora, il 2 settembre, con i Raiders che gli avevano dato il benservito – salvo poi richiamarlo sette giorni dopo, a seguito dell’infortunio del 39enne kicker Sebastian Janikowski.

È qui che entrano in gioco “il duro lavoro, il coraggio, la determinazione” di cui sopra: perché in questi anni Giorgio Tavecchio mai si è arreso, di fronte alle avversità. Dal 2012 al 2017 avrebbe potuto scegliere qualsiasi altra strada, ma invece ha deciso di inseguire il suo obiettivo, combattendo con le unghie e con i denti, senza mai demordere. Una storia di sudore, di passione, di forza di volontà. Il sogno si è finalmente avverato nel settembre 2017, con l’ingresso all’Oakland-Alameda County Coliseum, davanti a decine di migliaia di fans e con milioni di appassionati collegati da casa tramite televisione e Internet, da tutto il mondo, per seguire lo sport USA più popolare.

Al termine dell’incontro negli spoogliatoi, a coronare una giornata che Giorgio difficilmente dimenticherà, il coach dei Raiders Jack Del Rio ha voluto consegnare il pallone ovale proprio a lui, il ragazzo che stava con il practice team e che ha fatto vincere a Oakland la prima partita della stagione. Un riconoscimento importantissimo, per un esordiente. “The ball goes to Giorgio, what a debut”. Applausi scroscianti dai compagni di squadra. Emozione sul volto di Tavecchio. “Signori, ho sognato per anni questo momento. Significa così tanto poterlo condividere con tutti voi”, ha pronunciato davanti ai compagni. “Vedere i vostri volti sorridenti ripaga tutto il duro lavoro, le difficoltà e i sacrifici”.

È un sogno che diventa realtà. È il sogno di Giorgio Tavecchio. È il Sogno Americano.