Il libro
“1982 Janine” si svolge nel corso di una sola notte nella modesta camera d’albergo di una qualche cittadina scozzese, e interamente nella mente del protagonista Jack McLeish: è il 1982 e questo supervisore alla sicurezza divorziato, insonne e alcolizzato valuta se proseguire o meno il suo cammino terreno, cercando al contempo di inabissarsi nelle sue più familiari e sfrenate fantasie erotiche, di cui Janine è la regina incontrastata.
La mia lettura
Non avevo mai letto Alasdair Gray, non sono sicura quindi che 1982 Janine sia il libro giusto per fare conoscenza con questo autore, leggendolo mi sono sentita priva di strumenti, di punti di riferimento all’interno della sua prosa.
Se dovessi riassumerlo in una parola direi che 1982 Janine è psichedelico, me lo sono figurato, Gray, a cantare “Father, yes son, I want to kill you. Mother, I want to …” mentre “costruiva” Jack McLeish, personaggio la cui intimità viene letteralmente scarnificata, esibita senza remore, senza domandarsi che effetto avrebbe fatto.
Janine è la protagonista delle fantasie erotiche di Jack ma proprio perché frutto della mente di un uomo così complesso, non può essere la sola a popolare la notte della resa dei conti di quest’uomo che ha deciso di dare vita ad uno spettacolo grandioso, vuole tirare fuori ogni desiderio più nascosto quindi ha necessità di inserire nella sceneggiatura altri personaggi, il copione delle sue pulsioni è complesso necessita di tante comparse che gli consentono di toccare, ognuna con le sue caratteristiche, tutte le corde del desiderio per arrivare in fondo, o in cima, dipende come vogliamo vedere l’obiettivo finale: il piacere massimo.
Tra un rewind e l’altro nella mente di Jack si insinua, tuttavia, più di qualche stop.
E’ la razionalità che fa capolino, carica di sensi di colpa interrompe questo viaggio, Jack ha vissuto una vita che gli ha permesso di essere un uomo ben allineato al contesto sociale, niente passi falsi, una vita vissuta all’insegna dell’organizzazione senza rinunciare alle sue necessità, quelle vere, taciute, ben radicate nelle pieghe della sua mente.
Il dilemma è: che vita è stata? E che vita poteva essere senza tanti filtri? Jack è una sorta di ossimoro vivente, un uomo consapevole di poter avere come compagno sincero solo se stesso.
“Ogni calcolo che abbia a che fare con il tempo descrive la morte termica dell’universo, uno stadio tra il big bang che ha creato il tutto e il porridge freddo a cui saremo ridotti alla fine.”
Inquieta 1982 Janine, non scandalizza, almeno non ha scandalizzato me, non l’ho trovato erotico se lo volete sapere, mi ha interessato molto di più lo stile dell’autore, non mi sono impelagata in dietrologie superflue perché di fatto quel che conta qui, non sono le perversioni sessuali o, più che perversioni, i desideri sessuali del protagonista quanto piuttosto “l’esibizione” narrativa che tocca punte molto alte, la pulsione di Gray era questa in realtà, l’orgasmo narrativo.
Complimenti a Safarà per la scelta.
1982 Janine di Alasdair Gray
Traduzione: Enrico Terrinoni
Illustratore: Auro Basilicò
Editore: Safarà Editore
Pagine: 368 p., Brossura € 19,95 su IBS