Strani giorniProlungare l’anno scolastico a giugno? Si puniscono solo prof e studenti

Unsplash

Il tema all’ordine del giorno è l’eventualità, ventilata sui giornali, di un prolungamento dell’anno scolastico fino a fine giugno. Una misura che non ho problemi a definire punitiva, per milioni di studenti e studentesse, nonché offensiva e irrispettosa della professionalità dell’intero corpo docente. Inoltre, parrebbe di trovarsi di fronte alla solita misura di “didattica estetica”, inutile e fine a se stessa. Cerchiamo di vedere perché.

Le inadempienze del governo per l’anno scolastico

Partiamo da un presupposto: non presidi e insegnanti, ma il governo ha chiuso le scuole, sia per un’emergenza che è di fronte agli occhi di chiunque (e per questo non c’è colpa) sia per manifesta incapacità. Non si è pensato a un piano di emergenza, a un adeguamento delle aule, al reperimento di sedi alternative (oratori, palestre, sedi comunali, ecc). Per non parlare del poco o nulla di fatto sul potenziamento del servizio pubblico. Tutti aspetti che, in periodo di pandemia, dovevano essere tra le priorità, già a partire da aprile dello scorso anno. Quindi, se la scuola non è ripartita o è ripartita a singhiozzo, è stato perché l’unica misura che ha saputo trovare il governo precedente è stata la chiusura delle sedi scolastiche. Misura a costo zero, anche elettoralmente parlando: adolescenti e minorenni non votano, d’altronde.

Il lavoro a scuola si è fatto

Nonostante la scuola sia stata di fatto abbandonata a se stessa, migliaia di insegnanti hanno continuato a lavorare tantissimo. La classe docente si è adeguata alla didattica a distanza, ha visto la mole di compiti da correggere aumentare considerevolmente e ha vissuto in un contesto lavorativo in cui famiglie e studenti hanno invaso spazi privati e il tempo che si dovrebbe dedicare per sé: sì, forse risulterà difficile crederlo, ma si è lavorato persino di domenica e la sera dopo cena fino a tardi pur di garantire un’istruzione di qualità. Se tutto questo sfugge alla maggioranza delle persone è perché, molto banalmente, tale maggioranza non sa cosa significhi fare questo lavoro. E quindi non ha contezza della cosa. Il lavoro, perciò, è stato svolto e il servizio garantito. Prolungare l’anno scolastico manda a dire alla gente che quanto fatto, fino a ora, è “tempo perso”. Così si sarebbe espresso Draghi. Quando fatto, per il premier incaricato, evidentemente è tempo perso. Mica lavoro vero. Affermazione grave, che fa ricadere la responsabilità di tali mancanze su chi, nella scuola, ci lavora. Un principio tutto sbagliato, offensivo – appunto – del lavoro di migliaia di insegnanti.

La beffa dei vaccini

Se poi al danno vogliamo aggiungere la beffa, ricordiamo ancora che la classe politica ha pensato – in un primo momento – di rimandare alla fine dell’anno in corso la vaccinazione del corpo docente. Per poi anticiparla alla terza fase della vaccinazione di massa, ma riservando a chi insegna il vaccino sulla cui efficacia si sta discutendo molto e su cui ci sono molte perplessità, tra quelli in distribuzione. Questo per far capire quanto lo Stato italiano abbia davvero a cuore formazione e scuola pubblica. L’idea brillante venuta in mente a Draghi di fronte a tutto questo? Costringere allievi/e e docenti a lavorare di più, recuperando le mancanze di una classe dirigente nel migliore dei casi disastrata, con una misura punitiva. Perché è punitivo – inutilmente per di più – costringere adolescenti e insegnanti a stare in aula per tre settimane in aule fatiscenti e senza climatizzatori in un periodo dell’anno in cui le temperature sono elevate. Provate a lavorarci voi in una classe con trenta adolescenti, a Palermo o a Milano, il 27 giugno.

Prolungare l’anno scolastico, una misura di didattica estetica

Infine, tornare in aula a giugno rischia di essere assolutamente inutile. Non recuperi un anno di didattica a distanza con corsi di qualche settimana, in un momento dell’anno in cui sia insegnanti sia studenti e studentesse sono mentalmente stanchi. E dopo un periodo molto duro e difficile, per quelli che sono i contraccolpi della pandemia anche sul piano psicologico. Didattica estetica fine a se stessa. Si coprono la crepe di un sistema logorato da anni di tagli con una bella imbiancata di retorica. Chissà, magari si assecondano pure gli animi di chi, da sempre, ama fare polemica sulla scuola in vista dei famigerati tre mesi di vacanze degli insegnanti. Ma è una misura che non risolverà nulla, mantenendo tutte le crepe lì al loro posto. E da Draghi, uno che viene presentato come il salvatore della patria, ci si aspettava qualcosa di meglio.