E(li's)booksBelli e dannati. Di Luca Dal Monte

Vivere e morire nella Formula 1 degli anni Settanta.

Il libro

Primi giorni di settembre del 1970. Luglio 1979. Sono queste le coordinate cronologiche all’interno delle quali si dipanano quattordici racconti, quattordici storie ambientate nel mondo delle corse degli anni Settanta. In una Formula 1, in particolare, dove la vita era appesa a un filo, dove i piloti uscivano di casa il giovedì senza sapere se vi avrebbero fatto ritorno la domenica sera e dove i figli chiedevano alle madri quando i loro padri sarebbero morti poiché, dicevano, tutti i papà che corrono in auto prima o poi muoiono. Si parla poco di corse, molto di piloti e delle loro donne. Quello che Luca Dal Monte ha scelto di descrivere nei quattordici racconti di “Belli e dannati” sono infatti soprattutto i sentimenti, i pensieri, i sogni, i rancori, le paure e gli incubi di uomini e donne fatalmente attratti da un mondo che sapevano crudele. Un mondo che questi uomini amavano e le loro donne odiavano senza però riuscire a staccarsene.

La mia lettura

I quattordici racconti di Belli e dannati, ambientati nel mondo delle corse di Formula 1, mi hanno fatto pensare a un film del 2019 che ho visto recentemente “Le Mans ’66 – La Grande Sfida, diretto da James Mangold” che racconta la storia di Carroll Shelby e Ken Miles anche se le storie raccontate da Luca Dal Monte sono ambientate in un periodo più recente, gli anni Settanta.

Avere consapevolezza dei propri pensieri e alleggerire la mente, di fatto questo per un pilota viene prima della destrezza al volante ma stiamo parlando di uomini con le loro debolezze e la loro vulnerabilità e che quindi possono fallire anche se l’idea che è facile farsi di un pilota di Formula 1 è che si tratta di una persona che non ha paura di niente, mai.

La passione, il pericolo, il divertimento, il terrore di non far rientro a casa erano comuni a Jackye Stewart, Jacky Ickx, Jochen Karl Rindt , Villeneuve, uomini che hanno sfidato, scendendo in pista, il loro destino, un avversario imbattuto, e poi ci sono loro, quelle che aspettano: mamme, mogli, fidanzate, amanti.

Seduta sulla sedia sul muretto, Nina si isolò dal mondo. Da quel trespolo cronometrava i tempi sul giro di Jochen. Era l’unico ruolo che un mondo maschilista come quello delle corse in automobile aveva ritagliato per le compagne dei piloti e alcune erano bravissime. A ogni nuova arrivata le altre insegnavano i trucchi del mestiere e Nina aveva imparato alla svelta.”

 Lui è Jochen Karl Rindt, il pilota nel racconto di Dal Monte si spartisce la scena con gli uomini del team e Nina, la modella che aveva sposato nel 1967 e da cui aveva avuto una figlia. Soprannominato “Dynamite” dai tifosi e “Grindt” dalla stampa italiana per la sua velocità e perché sapeva sfruttare bene le incertezze e gli errori degli avversari, nel 1970 Rindt era il pilota di punta della Lotus, la storia d’amore con Nina però fu una storia che non ebbe un lieto fine visto che perse la vita sul circuito di Monza.

“Jackie non diceva mai cose banali alla stampa. Prima e meglio di altri aveva capito l’importanza di avere un dialogo con i giornalisti. In passato gli era servito per arruolare l’opinione pubblica nella crociata che aveva messo in piedi per promuovere la sicurezza nelle corse nella certezza che, una maggiore attenzione a come erano progettate le monoposto e disegnati i circuiti, avrebbe diminuito il sacrificio a livello di vite umane che i piloti erano puntualmente chiamati a pagare.”

 Lui invece è Sir Jackye Stewart oggi un anziano signore che assomiglia tantissimo a Robert Redford ed è attivissimo nell’ambito di associazioni che studiano la dislessia e soprattutto la demenza senile di cui è affetta sua moglie  Helen che nel racconto “incontriamo” nel paddock insieme al pilota negli anni delle corse. Il pilota ha fondato l’ente Race against Dementia per raccogliere fondi da destinare alla ricerca.

 Belli e dannati mi ha guidata in un mondo sconosciuto e incredibilmente seducente perché seducenti erano gli anni Settanta, i più eccitanti e pericolosi probabilmente per il mondo della Formula 1.

Sono andata a cercare una vecchia intervista a Nico Rosberg che mi ricordavo aveva fatto molto discutere: “Sono finalmente libero, i piloti vivono da criceti.”Così disse. Si ritirò dopo aver vinto il mondiale di F1 e per questo uscì dalla stereotipizzazione giornalistica che vuole i piloti “assetati” di adrenalina e incapaci di farne a meno.

I protagonisti di Belli e dannati sono uomini nel pieno della carriera, vengono raccontati sui circuiti, con le macchine che sono quasi percepite come i loro “alter ego meccanici”.

Hanno un tono scanzonato queste storie, non credevo potessero piacermi perché, ripeto, non so nulla di F1 e invece le ho lette volentieri e mi sono anche messa a cercare i protagonisti e le protagoniste che mi hanno messo addosso la stessa nostalgia dei film di 007 con Sean Connery, non so se avete capito cosa voglio dire.

Me li sono immaginati con le loro bellissime compagne, capelli al vento e vestiti attillati e … accidenti se mi sarebbe piaciuto vederli!

Belli e dannati. Di Luca Dal Monte

Vivere e morire nella Formula 1 degli anni Settanta

Editore: Nada / Giunti

In commercio dal: 24 febbraio 2021

Pagine: 280 p., ill. , Brossura € 22,80

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