E(li's)booksE’ durata poco la bellezza.

Tutte le lettere di Capote.

Oggi vi racconto E’ durata poco la bellezza, tutte le lettere di Truman Capote

Il libro

È durata poco la bellezza raccoglie per la prima volta tutte le lettere di Truman Capote, offrendoci il ritratto intimo e più nascosto del grande scrittore. Dalle lettere inviate in oltre quarant’anni ad amici, nemici, editori, amanti, famigliari, emerge un Capote in larga parte inedito: scopriamo il ragazzo ingenuo che fa il suo improvviso ingresso nella scena letteraria della New York del dopoguerra; leggiamo lo scrittore maturo degli anni Cinquanta, al centro del jet-set e amato dalla critica; scrutiamo il dietro le quinte della stesura del suo capolavoro A sangue freddo nella corrispondenza con il detective Alvin Dewey e con uno dei killer, Perry Smith; ci commuoviamo nel leggerlo, disilluso e ormai isolato, nel corso degli ultimi giorni della sua vita. Capote scriveva lettere con spontaneità, enfasi, passione. Oggi, grazie alla cura attenta di Gerald Clarke, È durata poco la bellezza getta luce su una vita senza eguali, e su un intero mondo che nessuno è stato in grado di descrivere con la stessa forza e sincerità.

La mia lettura

Avete presente il libro di Melanie Benjamin, I cigni della Quinta Strada? Io l’ho recensito QUI, racconta di quel giorno in cui nel 1975 su Esquire uscì il famoso racconto di Truman Capote: La Côte Basque 1965 che fu il culmine, per gli effetti che produsse, di quel processo di autodistruzione di cui lo scrittore americano era preda oramai da tempo.

Perché vi dico questo? Per il fatto che le sue lettere per me sono state la conferma del fatto che Truman Capote era un istrione che non riusciva a fare a meno di recitare, di mostrarsi agli altri così come lo volevano: instancabilmente feroce.

Qualcuno ha commentato sui social, dopo l’uscita di E’ durata poco la bellezza, di aver trovato un uomo depresso e corroso dal suo stesso cinismo, signori e signore, questo è Truman Capote! Lo stesso che non ha esitato a distruggere l’immagine e la vita di Babe Paley, sua musa e amica prediletta, lo stesso che covò invidia per vent’anni nei confronti dell’amica di sempre Harper Lee a cui mai perdonò di aver scritto il grande romanzo americano: Il buio oltre la siepe.

Il volume è così strutturato:

Dopo l’introduzione e la nota del curatore le lettere vengono divise in blocchi temporali

1924 – 1948: Gli anni esuberanti: un Merlino in Alabama e un Puck a New York.

1949 – 1959: Gli anni dell’avventura : alla scoperta del mondo.

1959 – 1966: Quattro omicidi e un ballo in cravatta nera.

1966 – 1984: Preghiere: esaudite e no.

In fondo la cronologia e numerose pagine con tutti nomi citati.

A me sono piaciute molto le lettere scritte dall’Italia.

Eccolo a pg 127 (il volume conta ben 600 pagine) che scrive a Bennett Cerf, uno dei fondatori della Random House e curatore editoriale (oltre che scrittore) a cui Capote deve il suo ingresso nella scena letteraria statunitense, nella lettera del giugno 1958 tirava in ballo “l’incidente” con l’Harper Bazaar che aveva rifiutato di pubblicare Colazione da Tiffany perché considerato troppo audace.

A pg 78 c’è una lettera del 1947 inviata a Carol e William Saroyan:

Nel momento in cui scrivo il mio libro è in viaggio verso di voi. Ditemi quel che ne pensate, che sia negativo o meno, nel frattempo sappiate che vi penso …” Il libro di cui parla è Altre voci altre stanze che andrà in stampa nel gennaio del 1948.

Scopriamo un Capote che si dedicava a fare conserve di frutta e pomodori in Sicilia, che passava del tempo a Venezia con sua madre e comprava “scarpe a gondola”, se riuscite a farvi una “mappa” con i nomi ricorrenti potete anche divertirvi a ricostruire di chi sparlava e con chi.

Nel 1950 era a Taormina e invitò Peggy Guggenheim a fargli visita, lo scrisse a Andrew Lyndon:

In un impeto di avventatezza, a Venezia, le ho detto vieni giù in Sicilia, cara. Signore Iddio, arriva martedì”.

E nella stessa lettera scriveva: “Hai letto il romanzo di T. Williams? Molto volgare, per usare un eufemismo. E’ un pessimo scrittore. “

Si riferiva al primo romanzo di Tennessee Williams, La primavera romana della signora Stone del 1950.

E ancora:

Grazie, tesoro, per la recensione e la parodia del Vecchio Hem a opera di White”.

Era successo che E.B. White aveva scritto una parodia del romanzo di Hemingway Al di là del fiume e tra gli alberi intitolandola Al di là della strada e in griglieria.

Sempre dalla Sicilia nel 1951 scriveva a Robert Linscott:

La Scribner’s mi ha mandato un libro ridicolo intitolato Da qui all’eternità. Mette insieme le caratteristiche più sciocche di Wolfe e una scrittura quanto più possibile spoglia, ma scommetto che sarà un successo

E in effetti così fu, parlava infatti del romanzo di James Jones.

Nel 1952, fine dicembre, era a Roma e scriveva a Robert Linscott parlando così di Rossellini:

Sono assolutamente certo di averti scritto del progetto della Dinesen. Ho sottoposto il racconto alla Garbo perché, nella mia testa, tutta l’idea dipende dal fatto che sia lei a impersonare la protagonista. […] Roberto Rossellini […] sono ragionevolmente certo che lui avrebbe voglia di girare I Sognatori … Solo che c’è un inghippo: oltre a voler dirigere il film, Rossellini affiderebbe il ruolo di protagonista a sua moglie Ingrid Bergman […] Immagino che la cosa giusta da fare sia trovare un produttore che non abbia la moglie attrice”.

La Dinesen di cui parla è Karen Blixen che scrisse I sognatori con lo pseudonimo di Isak Dinesen.

C’è una lettera a Gloria Vanderbilt a pg 346 in cui la invita, dopo aver letto una sua pièce a fare di meglio.

Nella parte che racchiude il periodo 1959 – 1966 intitolata Quattro omicidi e un ballo in cravatta nera ci sono diverse lettere indirizzate ad Alvin Dewey il capo della squadra del Kansas Bureau of Investigation che indagò sull’omicidio della famiglia Clutter a cui Capote si ispirò per scrivere A sangue freddo.

Ci sono lettera a Perry Smith, uno degli assassini della famiglia Clutter

Caro Perry […] ho trovato la prima strofa della poesia che volevi […] C’è una stirpe d’uomini che posto non ha …”

Sono 600 pagine impegnative, soprattutto per chi come me deve darsi da fare a cercare i nomi su google dei diversi destinatari non proprio famosi ma ai quali Capote indirizzava lettere con commenti decisamente espliciti su tutti.

È durata poco la bellezza. Tutte le lettere di Capote è una raccolta di pensieri, non saprei dire se davvero intimi e spontanei visto che molte lettere sono indirizzate a persone con cui lo scrittore intratteneva rapporti di lavoro o che gli erano utili per altri versi, di certo possono essere considerate una sorta di autobiografia di un uomo la cui vita è stata un continuo di alti e bassi di relazioni costruite e distrutte, di dipendenze, di mondanità e di tristezza perché in fondo, Truman Capote fu un uomo immensamente triste, così l’ho sempre visto io.

Se siete fan dell’autore dovete assolutamente comprare E’ durata poco la bellezza, potete leggere una lettera ogni tanto, senza fretta, è un modo per stare in compagnia di questo eccentrico uomo.

Aggiungo io qualche curiosità in più su di lui:

Scriveva sempre le bozze dei suoi lavori su carta di colore giallo,

fu un sostenitore di Bradbury l’autore di Fahrenheit 451, lo aiutò a farsi conoscere e pubblicare,

era superstizioso, non lavorava di venerdì ed evitava il numero 13, se qualcuno aveva il numero di telefono con un 13 si rifiutava di digitarlo,

partì in tour con i Rolling Stone nel 1972,

fece un cameo in Io e Annie il film di Woody Allen.  

E’ durata poco la bellezza. Tutte le lettere di Capote

A cura di Gerald Clarke

Garzanti editore

Traduzione di: Filippo Balducci, Francesca Cristoffanini, Giuseppe Maugeri

Pp 600 € 28,00 Rilegato

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