E(li's)booksHeartland. Al cuore della povertà nel paese più ricco del mondo di Sarah Smarsh

“Possono esistere due verità allo stesso tempo. Io sono grata per la mia infanzia, e non la augurerei a nessuno”.

Il libro

Discendente da cinque generazioni di agricoltori, Sarah Smarsh ci introduce alle vicende della sua famiglia per tratteggiare una storia molto più condivisa. Attraverso il racconto della sua infanzia e della vita dei suoi parenti, l’autrice ci invita a comprendere le dinamiche sociali della classe media negli Stati rurali d’America, dove si produce il fabbisogno alimentare di un Paese intero, senza che i lavoratori possano di fatto goderne. Emancipatasi da questa terra di mestieri umili e dimessi, alla quale da troppo tempo gli Stati Uniti guardano con sufficienza, Smarsh si svincola anche dall’eventualità di una gravidanza adolescenziale, una consuetudine che da generazioni sconvolge la vita delle donne della sua famiglia. Rivolgendosi a questa figlia mai nata, trova finalmente la serenità necessaria per raccontare che cosa succede quando il sogno americano si inceppa.

La mia lettura

Heartland, il memoir della giornalista, scrittrice e ricercatrice (presso la Harvard University’s Kennedy School of Government) americana Sarah Smarsh, va ad inserirsi in un genere che si sta imponendo ogni giorno di più negli Stati Uniti e che annovera libri come quello di J.D. Vance del 2016, Hillbilly Elegy (Elegia Americana per la traduzione italiana), da cui è stato tratto un film che si può vedere su Netfilx, sono libri volti a svelare “The dark side” dell’american dream.

Leggendoli ho trovato tra loro numerose analogie, per quanto riguarda il libro di Sarah Smarsh fornisce una visione razionale ed emotiva insieme della classe rurale americana, una classe povera che, insieme al sottoproletariato urbano della Rust Belt, ha rappresentato e rappresenta il “giacimento” di voti da cui attingono i conservatori.

Leggendo Heartland, come anche Elegia Americana di J.D. Vance, ciò che emerge forte è un fatto: essere poveri in un Paese ricco che si fonda su una promessa di uguaglianza è molto più complicato che altrove, ti viene continuamente ricordato ciò che non hai e la povertà diventa ad un certo punto una questione personale non sociale, se sei povero dal punto di vista economico è colpa tua e di sicuro lo sei di anche di spirito.

Se una persona poteva andare ogni giorno al lavoro ma non essere comunque in grado di pagare le bollette, e se il razzismo non c’entrava, allora c’era sotto un problema meno esplicito. Ma quale?”.

L’America che ci mostra Sarah Smarsh è quella delle donne bianche povere che partoriscono in età adolescenziale vivendo la maternità come un calvario:

Nella cultura popolare c’è un’immagine tipica della donna bianca povera: sigaretta appesa alle labbra, bebè in equilibrio su un fianco e corpo appoggiato alla zanzariera all’ingresso della roulotte, per tenerla aperta”.

La madre di Smarsh rifletteva esattamente questa immagine che era quella che rappresentava anche sua nonna e la sua bisnonna, tutte madri adolescenti passate da un matrimonio all’altro senza mai uscire dalla miseria.

Le donne di Heartland appartengono a quella risma di donne che hanno subito, nella prima metà del Ventesimo secolo, la sterilizzazione usata su migliaia di ragazze bianche povere inserite in una sorta di programma di politiche eugenetiche ( si pensava che la povertà derivasse da un problema genetico), trattamenti successivamente “spostati” sugli afroamericani, sugli indiani, su altri poveri insomma.

La maternità e le politiche sociali verso giovani madri single sono sempre state un enorme problema negli Usa, negli anni Sessanta, le madri single povere ricevevano visite inaspettate dagli assistenti sociali che frugavano ovunque nella casa alla ricerca di tracce di presenze maschili perché era implicito che il pane a casa lo portava l’uomo quindi bisognava accertare se il sussidio veniva intascato impropriamente.

Ai tempi di Reagan ci fu una vera e propria “caccia“a quelle che lui chiamava le “furbette dei sussidi”, il messaggio era: proteggere il rispettabile contribuente da queste truffatrici.

Eppure donne come la madre di Sarah Smarsh votarono il Reagan del secondo mandato, si fecero convincere, cosa che gli si ritorse contro dal momento che il Partito Repubblicano intraprese una strada che portava ad un sempre maggiore conservatorismo e poca tolleranza verso situazioni familiari instabili e non tradizionali.

Sarah Smarsh ricorda la riforma della previdenza sociale di Bill Clinton (l’autrice frequentava le scuole medie all’epoca) che diede ad ogni Stato la possibilità di decidere autonomamente dei fondi.

Ecco che furono introdotte regole come imporre l’esame tossicologico delle urine a chi riceveva un sussidio o in California per esempio fu introdotto un sistema per registrare le impronte digitali a tutti coloro che beneficiavano di aiuti con il risultato che per circa venti anni ci fu un calo notevole nelle richieste di sussidi.

La famiglia di Smarsh, pur avendo diritto a percepire aiuti statali non ne ha fatto mai richiesta perché nella cultura americana si preferisce morire di fame piuttosto che chiedere aiuto allo Stato.

I poveri delle campagne del Kansas, quelli come la sua famiglia, racconta l’autrice, non si prendono la briga di andare a votare perché pensano che sia inutile, che lo Stato vuole solo truffare i cittadini, quella parte di popolazione, quando vota, è facile che propenda verso idee conservatrici, oggi più di ieri, l’influenza della religione (anche quella cattolica) è molto forte in certi territori.

Il significato di campagna, però, è mutato nei pochi decenni intercorsi dalla mia nascita: da esperienza è diventata un brand foraggiato da spinte conservatrici – o almeno credo. […] ho visto un ragazzino di paese che aveva addosso una maglietta con la scritta Sì a Dio, Sì alle armi, No all’aborto”.

E’ in effetti impressionante uno slogan così a connotare la gente di campagna che in questo momento mostra velleità di evangelizzazione mai viste e la dicotomia tra città e campagna negli Stati Uniti è molto più forte rispetto ad un Paese come il nostro.

Heartland affronta i problemi causati agli agricoltori dalle politiche governative dall’Homestead Act del 1862 fino alla crisi agricola degli anni Ottanta, racconta le violenze domestiche, la mobilità frenetica da un posto all’altro delle donne della sua famiglia che per sfuggire ai molti uomini con cui si sono unite hanno passato anni senza una fissa dimora. La madre di Smarsh in un solo anno cambiò cinque scuole in cinque diverse città, Sarah ha cambiato otto scuole durante le medie e se lei è stata determinata a non mollare, nella stragrande maggioranza dei casi il risultato è abbandono della scuola, istruzione scarsa e nuove, inevitabili, generazioni di poveri.

L’autrice ha spiegato in una intervista che per lei suo padre è stata la vera figura materna perché la famiglia paterna almeno era radicata in un posto, alla terra dove lei stessa è rimasta a vivere proprio per opporsi e sfuggire dal ciclo ininterrotto del nomadismo della famiglia materna.

Il 17 febbraio, quando è uscito Heartlad in Italia, ho assistito ad un incontro online con l’autrice, la cosa che mi ha colpita molto è che spiegava quanto fossero estranei lei, la sua famiglia, le persone come loro, al concetto di classe sociale.

Il fatto che si potesse vivere in un appezzamento di terra in Kansas, con una confezione di Crisco in cucina e un buono sconto da un dollaro chiuso in una busta e considerarsi di classe media era, al tempo stesso, il trionfo dell’accontentarsi e un triste effetto della mancanza di consapevolezza del nostro Paese riguardo alla propria struttura economica. In una democrazia come la nostra, stando alla maggior parte degli americani, le classi sociali non esistevano”.

Ovviamente, essendo stata interessata direttamente anche dalla terribile crisi del 2008 (i genitori hanno perso il lavoro e a suo padre hanno pignorato la casa) affronta il tema dell’ “industria dei prestiti” e dell’importanza che il possesso di una casa ha per gli americani.

Heartland è rivolto agli americani delle grandi città che non conoscono davvero la situazione economica del loro Paese, a chi da straniero si fa un’idea stereotipata degli Stati Uniti senza avere consapevolezza della complessità socio economica.

Leggevo tempo fa una ricerca che metteva a confronto Italia e Usa ed emergeva per esempio che: negli Stati Uniti c’è più occupazione ma che sono comunque più poveri ( come spiega anche Sarah Smarsh), risparmiano meno di noi, si sposano e divorziano con più facilità, noi italiani scegliamo di rimanere all’interno del matrimonio molto a lungo, le statunitensi partoriscono cinque anni prima delle italiane, negli Usa ci sono più armi e più omicidi ma la loro percezione della sicurezza è più alta della nostra.

Un’analisi dell’agenzia Bloomberg del 2019 pubblicò i dati dei divorzi negli Usa e dimostrò che con l’aumento  dei divorzi si è registrato un aumento della povertà e di conseguenza dei problemi sociali e di salute, soprattutto nel caso dei cosiddetti “divorzi argentati” cioè avvenuti dopo i 50 anni e che provocano dei veri e propri shock finanziari con conseguente depressione e spesso suicidio.

Sarah Smarsh ha impiegato quindici anni a scrivere Heartland, è un racconto accurato che parte dalla sua storia personale per ripercorrere quella del suo Paese, il suo primo voto, rivela, lo diede a George W. Bush e non sa ancora spiegarsi perché una giovane dalle idee liberali appartenente alla classe rurale avesse fatto quella scelta ma è la domanda che ci siamo fatti anche noi dopo tante altre elezioni, non ultima quella del 2016, la verità è che gli Stati Uniti sono un Paese dalle mille sfaccettature e contraddizioni e forse per questo restiamo tutti a guardarli sempre stupiti.

Heartlad è un saggio scritto con un tono narrativo coinvolgente e colloquiale, i continui “sbalzi temporali” delle vicende raccontate non ne compromettono le solide fondamenta pertanto si arriva alla fine con il desiderio di approfondire molti argomenti. E’ un libro politico? Ni, nel senso che l’autrice dichiara la visione politica della sua famiglia e sua, mostrando i difetti e le storture della politica in generale, i suoi sono giudizi che a me sono sembrati super partes e affrontati sempre con intelligenza.

Heartland. Al cuore della povertà nel paese più ricco del mondo di Sarah Smarsh

Traduttore:Federica Principi

Editore:Edizioni Black Coffee

Collana:This land

Anno edizione:2021

In commercio dal:17 febbraio 2021

Pagine:304 p., Brossura € 17,10

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