BabeleLe previsioni per il settore del mobile dei prossimi 18 mesi

Grazie al Rapporto di Previsione sul Settore del Mobile in Italia di CSIL è possibile avere una panoramica dettagliata e aggiornata a proposito delle prospettive dell’arredamento e dell’industria del settore nel nostro Paese. La ricerca comprende una meticolosa analisi del comparto del mobile a 360 gradi e dei diversi settori di cui si compone: mobili per l’ufficio, mobili per la casa, mobili per la cucina e mobili imbottiti. Le previsioni al 2022 riguardano le importazioni, il consumo interno, l’export e la produzione. Un altro punto di riferimento utile in tal senso è rappresentato dal rapporto World Furniture Outlook 2020, con dati analitici e previsioni relative alla crescita per un centinaio di Paesi, tra cui 40 europei, 15 sudamericani, 3 nordamericani, una ventina tra Africa e Medio Oriente e una ventina tra Pacifico e Asia.

La situazione a livello mondiale

In base ai report, il commercio di mobili a livello mondiale dopo un periodo di stagnazione dovrebbe ricominciare la risalita. La regione che dovrebbe far registrare la crescita più rapida è quella asiatica, mentre quella più lenta è l’Europa. In generale, comunque, su scala globale si prevede un rialzo compreso tra l’1 e il 2%. Nel corso dell’ultimo decennio, per altro, il commercio di mobili – sempre in prospettiva internazionale – ha messo in mostra una crescita più veloce rispetto a quella che ha caratterizzato la produzione di mobili: nel 2018 e nel 2019 il volume di affari è stato di circa 150 miliardi di dollari, pari all’1% del commercio di manufatti internazionale. Il Regno Unito, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono i Paesi che importano mobili in volumi maggiori, mentre in cima alla classifica dei Paesi esportatori ci sono due esponenti asiatici – il Vietnam e la Cina – e tre europei – la Polonia, la Germania e l’Italia -. Sorprende la rapidità di crescita del Vietnam, proprio sul fronte delle esportazioni.

Le previsioni di crescita

Lo scenario di previsione attuale relativo alla crescita in Italia e nel resto del mondo deve fare i conti con alcuni rischi al ribasso dovuti ai potenziali sviluppi negativi che potrebbero derivare dalle turbolenze politiche e dai conflitti tariffari. Si tratta, infatti, di eventi che hanno delle ripercussioni negative dal punto di vista del commercio internazionale, oltre ad incrementare la situazione di incertezza da parte degli operatori. In effetti, nel 2019 si è riscontrato un tasso di crescita globale che non era mai stato così basso nei dieci anni precedenti, e la situazione non dovrebbe essere migliore nell’anno in corso.

Le origini dei rischi al ribasso

I rischi al ribasso di carattere sostanziale sono originati da diversi fattori: le incertezze dovute alla Brexit da un lato, ma anche il progressivo rallentamento della crescita strutturale in Cina. Altre variabili significative vanno individuate in un clima di fiducia da parte dei consumatori che conosce alti e bassi nei Paesi dalle economie avanzate. Per di più, le tensioni commerciali tra la Cina e gli Stati Uniti degli anni scorsi hanno ridotto la fiducia da parte delle imprese. L’impatto dei rischi al ribasso per l’economia mondiale è evidente per ciò che riguarda il settore dell’arredamento di design, visto che il commercio dei mobili avviene anche su scala internazionale: basti pensare che più del 30% in valore del consumo di mobili globale viene importato. Da quando gli Usa hanno previsto delle restrizioni commerciali e gli altri Paesi hanno adottato delle azioni di ritorsione, lo scenario è diventato molto più imprevedibili. Il quadro, poi, deve tenere conto anche della crescita delle tensioni commerciali, da cui derivano incertezze politiche maggiori che si ripercuotono sul clima economico, ovviamente in senso negativo.

Le esportazioni italiane

Se la domanda mondiale rallenta, poi, le esportazioni italiane non possono che risentirne. Nel 2019, non a caso, le imprese italiane del settore hanno dovuto fare i conti con un calo della crescita delle vendite sui mercati stranieri. Più in particolare, le vendite sui mercati extra Ue hanno un ritmo di marcia un po’ più basso di quelle sui mercati della Ue, e ciò dipende specialmente dalle ottime prestazioni evidenziate sul mercato svizzero e su quello francese. Nel momento in cui la domanda estera tornerà vivace come in passato, le vendite sui mercati esteri conosceranno un ulteriore incremento, anche se non clamoroso. Si prevede un apprezzamento dell’euro sul dollaro, e questo non sarà un aspetto positivo per la domanda dei Paesi extra Ue. In più, la domanda dei Paesi Ue, pur mantenendo un saldo positivo, resterà su livelli moderati. La crescita della domanda estera dipende in modo particolare dai mercati asiatici e da quelli nordamericani; in questo scenario, poi, c’è da tenere conto anche di una ripresa del Medio Oriente. L’ipotesi, che al tempo stesso è una speranza, è che le aziende nostrane siano in grado di soddisfare tale domanda, almeno in parte, per effetto di una tenuta della competitività di prezzo.

La debolezza del mercato interno

Il mercato interno rimane stabile, e la crescita delle importazioni non è degna di nota, con un incremento molto lieve del tasso di penetrazione sul mercato del nostro Paese. Per quanto il bonus mobili sia stato confermato secondo le modalità degli anni scorsi e la costruzione di nuove abitazioni possa garantire una spinta positiva, si può immaginare che allo stato attuale il mercato non riceverà uno slancio particolare dalle misure espansive adottate. Si ha a che fare, quindi, con un mercato interno debole, in cui il solo input positivo per i consumi deriva dagli investimenti compiuti in edilizia residenziale; tuttavia gli acquisti sono frenati dal calo della crescita del reddito.

La tenuta dei consumi in Italia: prospettive e ipotesi

In Italia, quindi, l’incertezza che riguarda le prospettive future mette a repentaglio le intenzioni di acquisto future, mentre le determinanti della domanda più importanti continuano comunque ad avere un andamento positivo. La spesa delle famiglie si riduce e la propensione al risparmio cresce in modo significativo. In sintesi, pur rimanendo positivi, gli investimenti stanno decelerando, complice la crescita limitata della componente in macchinari.

 

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