Strani giorniBeppe Grillo, le indagini sulla ragazza e il dovere di restare in silenzio

Grillo avrebbe chiesto "indagini conoscitive" sulla ragazza che accusa il figlio. Ma non sono certo i comportamenti di lei che vanno portati sul banco degli imputati.

Esattamente, cosa vuole dimostrare Beppe Grillo se è vero – secondo quanto riportano i media – che «avrebbe chiesto “indagini conoscitive” su Silvia, la 19enne studentessa italo-svedese appassionata di kite surf che ha denunciato di essere stata violentata, la notte del 17 luglio 2019»? Come ho già scritto altrove, la presunzione di innocenza vale per tutte quelle persone indagate e rinviate a giudizio, perché il compito di emettere una sentenza è della magistratura incaricata e non certo di qualsivoglia tifoseria. Ciò dunque vale anche per suo figlio Ciro. Ma il garantismo, qualità in cui il movimento fondato dal comico non si è certo distinto in questi anni, non esime da responsabilità morali.

Lo spazio d’azione di Beppe Grillo

Tra queste responsabilità c’è quella, decisamente opportuna, del silenzio. Credo sia naturale, per un padre che si trova in una situazione simile, provare a difendere il proprio figlio qualora riscontrasse elementi di innocenza. Ma lo Stato di diritto fornisce tutti gli elementi: un giusto processo, i tre gradi di giudizio, il diritto alla difesa. Beppe Grillo dovrebbe muoversi all’interno di quanto consentito, senza l’esigenza di creare una ribalta mediatica che non solo va a sfavore della ragazza che ha denunciato la violenza, ma che – a quanto pare – non aiuta di certo l’accusato. Nello specifico, proprio il figlio che vorrebbe difendere. Ma accanto a questi, che sono elementi di civiltà, sarebbe opportuno il silenzio. Perché se venisse fuori che la ragazza ha ragione, poi il rumore prodotto ricadrebbe sulla vita e sulla famiglia del famoso leader come un boomerang pesantissimo.

Perché ci riguarda, in quanto uomini

E non solo: chi è entrato in contatto con donne che hanno subito violenza sa quanto possa essere difficile denunciare. A volte ciò non accade mai. Personalmente conosco diverse donne vittime di abusi e violenze sessuale che mai hanno denunciato. Quelle violenze sono forse meno vere? Da uomo mi interrogo molto su quale possa essere il supporto a una battaglia culturale che riduca in maniera significativa una subcultura che fa troppe vittime. Tra molestie, abusi, stupri e femminicidi. Perché è qualcosa che ci riguarda, proprio in quanto uomini. Una società che ci informa come “persecutori” è una società che ci autorizza a sposare gli aspetti più deteriori di quello che il femminismo definisce come patriarcato, rape culture, sessismo, violenza di genere. Ed io, per mia formazione ma anche per empatia umana, non voglio vivere in un contesto che fa di questi elementi un qualcosa che si sposa con la quotidianità.

Le responsabilità di Beppe Grillo

Grillo è stato responsabile, in passato, di affermazioni gravi contro le donne: dal “vecchia puttana” all’indirizzo di Rita Levi Montalcini al famoso “che fareste in auto con la Boldrini” che ha scatenato i suoi supporter in una gogna orribile, che non fa un favore alla nostra civiltà. Quella basata su una Costituzione che, all’articolo 3, ricorda qual è il nostro faro, in materia di diversità. Di fronte a questo curriculum, non certo edificante, l’idea di avviare indagini conoscitive sulla studentessa è qualcosa che mi inorridisce. Perché apre l’immaginazione a déjà vu sulla narrazione delle violenze subite che tornano al vecchio adagio per cui, la vittima, in fondo in fondo se l’è cercata. E questo è irricevibile.

Cosa si vorrebbe dimostrare?

Anche perché, e torno alla domanda di partenza, cosa vorrebbe dimostrare? Che la presunta vittima è di facili costumi? E se fosse? Una donna dovrebbe essere libera di scegliere i suoi partner sessuali come meglio dispone. Potrebbe anche decidere di averne più al giorno o andare a letto con più uomini contemporaneamente. Non sono scelte che ci riguardano. Ogni valutazione è superflua, se non addirittura offensiva. Se c’è consenso, quelle scelte sono più che legittime, anche se dovessero rientrare in un codice di comportamento lontanissimo dal nostro. Il problema, insomma, non sono i comportamenti della ragazza. Perché puoi andare con chi vuoi e non è questo che dovrebbe essere messo sul banco degli imputati. Nel momento in cui anche un solo uomo, tra i molti che puoi portarti a letto in un anno, allunga le mani e fa qualcosa che non rientra nel consenso, è lì che nasce l’abuso. Ed è l’abuso che va messo sotto l’attenzione degli inquirenti. Non certo l’agito sessuale, le cui valutazioni dovrebbero rimanere ben serrate nel silenzio che si deve di fronte a fatti del genere. E ciò vale anche per il fondatore del M5S.

Alcune cose su cui riflettere

Fossi in Beppe Grillo, insomma, parlerei di meno e rifletterei di più. sì, rifletterei. Sul fatto che è stato responsabile – tra i tanti, negli ultimi vent’anni – di un clima per cui un avviso di garanzia è certezza di reato. Ancora, rifletterei sul fatto di aver cavalcato più volte una narrazione per cui le donne non sono state rappresentate come persone da rispettare, ma come oggetti da dare in pasto al pubblico, ora per una risata ora per facili indignazioni collettive. Rifletterei anche, ma questo è un mio scrupolo, se tutto questo non abbia avuto delle conseguenze sui modelli educativi con i quali si è confrontato mio figlio. E di fronte a tutto questo, appunto, tacerei. Per rispetto di una potenziale vittima. E per proteggere chi non ha bisogno di ulteriori ribalte mediatiche.

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