Il libro
BAD GIRLS – Migliaia di donne hanno alle spalle storie di violenza che hanno innescato in loro comportamenti distruttivi ance brutali, trascinandole nell’abisso della vendetta. Ne sono testimonianza le storie raccolte in questo libro, tutti racconti di donne autrici di reati. Da moglie sottomessa del boss a capobanda della mala, da schiava del marciapiede a maitresse d’alto bordo. Famiglie normali che nascondono segreti indicibili. Gli abusi sessuali di un padre, l’indifferenza di una madre, la morbosità, i maltrattamenti, l’abbandono hanno stimolato nelle vittime mutazioni irreversibili. Da anoressica a bulimica, il corpo che si ritrae e si dilata, la mente che si chiude a riccio e poi esplode, a volte con inaspettata veemenza. La para diviene rabbia e vuole esprimersi. La ferocia del branco che viola per sempre la tua intimità, il tradimento che infrange ogni regola, la violenza di chi non accetta di sentirsi diversa da ciò che racconta il proprio corpo, così la vittima diventa giustiziera, stalker, assassina, perfino del proprio figlio e, in fondo, anche di se stessa.
La mia lettura
Vi dico subito che non sono abituata a certe letture, mi turbano moltissimo quindi faccio tanta fatica a tenere testa a storie come queste che racconta Antonella Bolelli Ferrera in Bad Girls. Da vittime a carnefici.
Chi sono queste Bad Girls? Donne come noi, donne come tante. Non ho trovato in loro caratteristiche che le accomunano, appartengono a diverse estrazioni sociali, hanno vissuto in maniera differente ma sono arrivate in carcere tutte dopo abusi e maltrattamenti, dopo essere state abbandonate.
Padri, madri, mariti, non solo estranei gli aguzzini. Patrizia, Micaela, Debora, Giada, Claudia, lo sanno che la loro vita è ad un punto di non ritorno, che i fatti che le hanno condotte in carcere non potranno essere cancellati neppure dalla pena. La violenza a cui si sono ribellate è diventata unico strumento di difesa, valvola di sfogo per il risentimento, la vulnerabilità, il dolore, sono donne che non hanno avuto la forza e la capacità di superare l’identità di vittima.
Terrificante è il sentimento di vergogna che in tutte queste storie sembra aver paralizzato le protagoniste. Vergognarsi delle violenze subite, assumerne la responsabilità, è indubbiamente qualcosa che devasta, logora, rende incapaci di provare fiducia, di immaginare un altro modo di vivere l’amore, le emozioni.
La sorellanza con altre donne recluse è l’unica “consolazione”, il carcere l’unico posto in cui, paradossalmente sentirsi al sicuro, nonostante tutto.
Dacia Maraini ha scritto nell’introduzione:
“Hanno messo i loro abiti migliori e profumano di saponi a buon mercato, in carcere bisogna essere pulite e poi tutte si truccano con estrema cura in quelle ore che non passano mai. Qui non ci sono segreti e quando una viene intervistata le altre assistono partecipi e attente, ascoltano per l’ennesima volta la storia della loro compagna di cella. Quella stessa che conoscono fin nell’intimo delle sue abitudini più segrete, che dorme due brande sopra di loro, quella che sentono piangere nascosta solo dal buio della notte. E leggendo rivediamo, come in un film che ci scorre davanti agli occhi, quelle vite che sarebbe difficile persino inventare tanto sono crudeli e angosciose.”
Come vi ho detto, è un libro che vi costringerà a guardare in faccia la violenza, la disperazione, una realtà purtroppo non così lontana dalle nostre vite.
Bad girls di Antonella Bolelli Ferrera
Editore: La Lepre Edizioni
In commercio dal: 15 aprile 2021
Pagine: 112 Brossura € 11,40