Il libro
Il Partito Comunista Cinese è determinato a rimodellare il mondo a sua immagine e somiglianza. Esso ha un solo obiettivo: vincere quella che considera una feroce guerra ideologica contro l’Occidente. Ai suoi occhi il mondo si divide tra coloro che possono essere conquistati e i nemici. Pezzi importanti dell’élite economica e politica occidentale sono già stati cooptati; molti altri, proprio in questo momento, stanno valutando se stringere o meno un “patto col diavolo”. Attraverso il suo enorme potere economico e le sue operazioni segrete “di influenza”, la Cina sta lentamente ma inesorabilmente indebolendo le istituzioni globali, prendendo di mira in modo aggressivo le singole imprese e minacciando la libertà di espressione nei campi delle arti, della cultura e del mondo accademico. Allo stesso tempo, i servizi di sicurezza occidentali sono sempre più preoccupati per le incursioni cinesi nella nostra infrastruttura di telecomunicazioni. “La mano invisibile”, frutto di un lavoro meticoloso durato anni, espone il programma globale di sovversione del Partito Comunista Cinese e la minaccia che rappresenta per la democrazia. Combinando una ricerca scrupolosa con una prosa avvincente, Clive Hamilton e Mareike Ohlberg mettono a nudo la natura e la portata delle operazioni del Partito in tutto il mondo occidentale, portando alla luce le minacce alle libertà democratiche e alla sovranità nazionale in Europa e nel Nordamerica, e mostrano come possiamo respingere la pressione autocratica cinese.
La mia lettura
Ho deciso di leggere La mano invisibile, scritto da Clive Hamilton e Mareike Ohlberg perché sto seguendo un corso di geopolitica dell’Asia Orientale e questa è una lettura molto esaustiva sull’influenza non solo della Cina sul resto del mondo ma più precisamente sull’influenza del Partito Comunista Cinese che è molto più presente di quanto non si riesca a immaginare anche all’interno dei Paesi europei.
Essendo i due autori dei giornalisti, lo stile adottato è molto svelto, accattivante, diretto.
Il PCC vuole senza ombra di dubbio fare proseliti infiltrandosi nei gangli vitali delle economie occidentali, lo fa “sottotraccia” manipolando i propri avversari.
Clive Hamilton e Mareike Ohlberg analizzano come e quando Paesi come gli Usa, o paesi europei come la Francia hanno commesso passi falsi o sono cascati nella rete contribuendo loro malgrado al raggiungimento di taluni obiettivi cinesi.
Molto interessante il racconto della vicenda dei cosiddetti “miliardari internazionalisti” dell’America. Nel 2018 Peter Navarro, Consigliere al commercio della Casa Bianca si era scagliato contro quelli che chiamò appunto “miliardari internazionalisti” di Wall Street, un gruppo di banchieri gestori di hedge fund impegnati nella “diplomazia della spola” che si concretizzava in un andirivieni con la controparte cinese. In quel momento Trump aveva innescato la sua politica dei dazi e Navarro lo appoggiava in pieno. Navarro probabilmente esagerava un po’ nelle accuse, tuttavia Pechino ha lavorato molto sulle relazioni a Wall Street, fin dal 1999 e ogni presidente Americano, da Clinton a Bush e anche Obama, si è trovato ad affrontare le manipolazioni e le pressioni dei grandi banchieri pro Cina.
Ma gli esempi di politici di tutto il mondo “piegati” e sedotti da Pechino sono numerosissimi.
Penso al sindaco di Vancouver Gregor Robertson, noto per le sue battaglia a favore di una vita green e sostenibile, dopo una visita a Shanghai nel 2010 arrivò ad affermare le policy cinesi erano più verdi di quelle dei paesi occidentali e poco male se la Cina fece saltare i negoziati sul clima globale a Copenaghen. In quella occasione il quotidiano canadese “The Globe and Mail” scrisse che la dichiarazione di Robertson ricordava quelle di chi loda Mussolini perché ai tempi del fascismo i treni arrivavano in orario.
I disequilibri presenti all’interno dell’Unione europea che questa situazione di pandemia ha evidenziato ancora di più, sono stati uno strumento in mano cinese per contribuire a far traballare un sistema già di suo instabile. Mi riferisco alla politica di accoglienza dei migranti, alla Brexit, al decisionismo tedesco.
L’Italia sappiamo si è mossa a favore di accordi commerciali con la Cina e la nostra speranza è che lo abbia fatto in modo avveduto per evitare di ritrovarsi cannibalizzati dai partner che sono evidentemente spregiudicati e mirano ad affermarsi economicamente a livello globale.
Una cosa su cui i due autori sono chiarissimi è che il PCC può rivelarsi un grande nemico della democrazia, è chiaro anche che non si tratta di una influenza unicamente commerciale ma che alla base c’è un più ampio obiettivo, un obiettivo politico, l’economia è il mezzo per “conquistare” e sottomettere.
Inquieta abbastanza il capitolo che Clive Hamilton e Mareike Ohlberg dedicano al nostro Paese. E’ storia recente la nostra adesione al progetto denominato “ Via della seta” di Xi Jinping, era il 2019 e il governo Conte 1 si è mostrato sensibile al fascino orientale.
“Il governo Conte ha consentito a un’azienda cinese di acquisire una partecipazione nella rete elettrica nazionale e anche i porti italiani dovranno svolgere una parte rilevante nel flusso di denaro apportato dalla BRI, in particolare quello di Trieste. […] Tale porto valorizza ancora di più il ruolo dell’Italia come porta d’ingresso per la Cina all’Europa. […] Se, come crede qualcuno, la BRI è un cavallo di Troia per introdurre surrettiziamente l’influenza del PCC nel sistema politico di un paese, alcune clausole apparentemente innocue nell’accordo di intenti sottoscritto possono far intuire cosa nasconda quel cavallo.”
Si fa riferimento a cose che a prima vista non destano sospetti come il gemellaggio tra Verona e Hangzhou ma poi nell’accordo ci si impegna anche a promuovere la cooperazione tra le autorità locali, tra le università, i media, tra la RAI e il China Media Group.
Insomma, i due autori nella postfazione pongono una domanda: Come dovrebbe rispondere l’Occidente a questa “invasione” cinese con conseguente “minaccia” alle libertà individuali e ai diritti umani?
“Come faranno le democrazie a diventare più resilienti?”
Il fatto che il PCC sia abituato a lavorare nell’ombra è certamente un problema, io nel mio piccolo quel che penso guardando all’Italia, è che non ho l’impressione che ci sia una classe politica così preparata a far fronte a tutto questo e sinceramente sono molto preoccupata.
Questa è una lettura impegnativa, il libro è scritto in modo chiaro ed è adatto a tutti quelli interessati a temi importanti che riguardano e compromettono il nostro futuro come la politica internazionale che non è una cosa da guardare nei film o nelle serie TV perché fa parte della nostra vita.
La Mano invisibile di Clive Hamilton e Mareike Ohlberg
Fazi editore
Traduzione di Alessandro de Lachenal
Pp 562 € 20,00 Brossura