Notes da (ri)vedereNomads Embassy: prima ambasciata per nomadi digitali

Nomads Embassy è la prima ambasciata al mondo per nomadi digitali. L’obiettivo è favorire questo nuovo stile di vita dovuto a una trasformazione del lavoro. Scendiamo nel dettaglio. Cambia il paradigma sociale ed economico, avanzano nuove modalità di lavoro a causa della pandemia del Covid 19. Per i nomadi digitali inizia un’epoca complessa anche se con molte occasioni di crescita professionale rispetto al XX secolo. Sono in buona sostanza lavoratori senza fissa dimora che operano da remoto in qualsiasi parte del mondo. Rappresentano i protagonisti di un fenomeno economico e sociale favorito e accelerato dalla pandemia del Covid 19. Questa trasformazione è costantemente in crescita e avrà il suo sviluppo nel prossimo futuro: l’esigenza di cambiare modalità di lavoro diventa una necessità. Ed è proprio in questa filosofia del lavoro che si inserisce Nomads Embassy, rivolgendosi a tutti gli studenti che non sono adatti a un lavoro d’ufficio con orari prestabiliti, ai freelance che vogliono viaggiare, ai lavoratori dipendenti che intendono cambiare vita, alle persone attualmente disoccupate che cercano un nuovo inizio. A pensare e proporre sul mercato la start up innovativa è Jacopo Gomarasca, 26 anni, di Milano. «Grazie agli sconti speciali dei nostri partner e a un personal ambassador – commenta il fondatore – sempre a disposizione per ogni membro, i nomadi digitali possono risparmiare soldi, ricevere supporto costante, avere sempre a portata di mano tutti gli strumenti necessari per vivere al meglio questo stile di vita, senza dimenticare la possibilità di inserirsi in community globali e locali dove incontrare altri nomads».

Analisi del settore

Andiamo in profondità e analizziamo il settore. Nel report realizzato dalla società americana di consulenze MBO Partners è chiara la situazione occupazionale: «Soltanto negli Usa ci sono oltre 20 milioni di nomadi digitali, ai quali potrebbero aggiungersene altri 85 nei prossimi anni a livello globale». Sono numerosi i Paesi tra cui Spagna, Croazia e Portogallo a comprendere questo mercato in continua espansione, riconoscendo i nomadi digitali come “turismo intelligente” da attrarre, offrendo connettività e programmi ad hoc. Conviene ricordare che molti nomadi digitali hanno lamentato una serie di problematiche: dal servizio a volte inefficiente fornito dalle ambasciate, le difficoltà nel reperire online informazioni affidabili prima di intraprendere il percorso verso questo nuovo stile di vita, la mancanza di una vera e propria infrastruttura digitale capace di collegare smart worker itineranti e luoghi strategici per sfruttare le potenzialità di questa modalità di lavoro. Con Jacopo Gomarasca vogliamo conoscere gli scenari futuri del lavoro e, più in generale, dell’economia internazionale.

Perché pensare a una start up dedicata ai nomadi digitali?

«Personalmente ho iniziato il mio percorso da nomade digitale nel 2017 e ho avuto la possibilità di vivere e lavorare in dieci nazioni diverse; in ogni mio viaggio ho sempre dovuto affrontare da solo tutti quei problemi legati al lavorare viaggiando, che vivono ogni giorno i nomadi digitali. Questo comprende: l’organizzazione del viaggio con ampio anticipo per scovare prezzi vantaggiosi (trovare il giusto appartamento non è mai semplice), tutta la parte burocratica (se richiesto un visto ad esempio), e tutti gli altri problemi secondari legati al lavorare viaggiando, come il fuso orario, la ricerca di un wi-fi affidabile, di un co-working. In tutto questo ovviamente devi tenere alta la produttività, gestire il lavoro, i tuoi clienti, rispettare obiettivi e scadenze. Praticamente ho creato Nomads Embassy per me stesso. Non trovando un servizio che potesse semplificarmi la vita, ho deciso di crearlo. Ho sempre voluto unire i puntini e confrontandomi con altri remote workers di diverse nazionalità, sono arrivato ad una conclusione: mancava un punto di riferimento nel mondo per nomadi digitali. Serviva un servizio affidabile, con un customer service amichevole che si occupasse per me di tutta la burocrazia legata al viaggio, al trovare una location adatta alla mia produttività, con wi-fi veloce, e perché no vicino a luoghi incantevoli da visitare. Un servizio che mi permettesse di concentrarmi al 100% sul mio lavoro, viaggiando il mondo, e senza perdere focus sui miei obiettivi. Così ho creato Nomads Embassy, la prima ambasciata al mondo per nomadi digitali, che fornisce supporto h24 a tutti i suoi membri, e grazie alle partnership sul territorio, punta anche a risollevare l’economia locale. Nomade Embassy semplifica la vita ai nomadi digitali. Abbiamo anche creato un “golden standard” per le strutture dedicate ai nomadi digitali. Tutte quelle attività come caffè, ristoranti e co-working che rientrano nei nostri canoni, potranno diventare partner di Nomads Embassy. In questo modo il nomade digitale potrà concentrarsi sull’equilibrio fra lavoro e stile di vita, e lasciare a noi le parti ostiche legate al viaggio e la ricerca location».

Quali esigenze prevede nel futuro?

«Potremmo riassumere le esigenze di questo mercato in tre categorie: formazione, alloggi, e sostenibilità. In ambito formazione prevedo una grande necessità e richiesta di acquisizione di soft skills. Prevedo un cambio direzionale delle università tradizionali ed una transazione a “scuole di vita”. Nasceranno corsi di formazione che insegnano materie estremamente pratiche, come ad esempio la negoziazione, saper leggere i contratti d’affitto, saper dove e come pagare le tasse, eccetera. Temi che attualmente le università sottovalutano, preparandoci ad essere “dipendenti” e mai “indipendenti”. Credo, quindi, ci saranno sempre meno professori e più “tecnici” in cattedra. In ambito alloggi ci sarà una forte transazione da “viaggi brevi” a “viaggi lunghi”, quindi le strutture ricettive dovranno abituarsi ad un turnover meno frequente, ma a permanenze più lunghe degli ospiti, che avranno ovviamente le necessità di chi lavora da remoto, quindi wi-fi veloce e ambiente produttivo. Per quanto riguarda la sostenibilità, è un tema che pochi legano al nomadismo digitale, eppure è un tema chiave. I nomadi digitali sono minimalisti e spostandosi spesso risollevano e aiutano le economie locali. Prevedo, quindi, una forte influenza da parte di questo stile di vita nel mercato, anche in quei tipi di industria che potrebbero essere le più insospettabili. Grazie ai nomadi digitali le economie locali hanno la possibilità di riprendersi, e per questo gli stati stanno cercando di attrarre questo tipo di turismo».

Come cambia l’economia internazionale?

L’economia internazionale sta riconoscendo i nomadi digitali come i protagonisti che risolleveranno le economie locali. Come amo definirli, i nomadi digitali sono “turismo intelligente” che gli stati hanno bisogno di attrarre. Per questo motivo più di 20 paesi nel mondo (fra cui la vicina Croazia, Portogallo, Malta e Capo Verde) hanno creato il “Digital Nomad Visa”. I visti per nomadi digitali (Digital Nomad Visa) sono permessi di viaggio che legalizzano lo status di professionisti in viaggio. Come i visti turistici, sono facili da ottenere e non richiedono pratiche burocratiche e un contratto di lavoro, consentendo tuttavia soggiorni più lunghi. Mentre in teoria le persone con visto turistico non sono autorizzate a lavorare (possono impegnarsi solo in attività turistiche), il visto per nomadi digitali afferma ufficialmente che il suo titolare può lavorare mentre si trova nel paese, purché lo faccia in modo indipendente e da remoto. Altri stati europei come Spagna, Grecia e Germania stanno cercando di attrarre “turismo intelligente” proponendo incentivi fiscali, e investendo in digitalizzazione. Il mondo è sempre più pronto a diventare un’unica grande nazione, e Nomads Embassy nasce proprio con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per tutti i nomadi digitali nel mondo, aiutando le nazioni ad attrarre più turismo intelligente, risollevando le economie locali e semplificando la vita ai nostri membri. Un aspetto che potrà aiutare in modo concreto anche l’Italia, il Paese più bello del mondo, che attraverso i nomadi digitali può ringiovanire la propria platea professionale, attrarre professionisti altamente qualificati da tutto il mondo e ritornare un’eccellenza internazionale grazie alle meraviglie che può offrire».

Francesco Fravolini